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Da oggi ospitiamo “nonnoatipico” che ci racconterà le sue esperienze maturate durante le sue scorribande motociclistiche e non solo. In questo articolo inaugurale Giacomo ci racconta del borgo quattrocentesco di Laturo, in provincia di Teramo.

Durante una delle mie scorribande motociclistiche nei Monti della Laga, percorrendo la strada che da Ascoli Piceno va a Valle Castellana passando da Castel Trosino, dopo il lago di Talvacchia mi incuriosì un cartello indicante una località di nome Laturo in cui era scritto: borgo fantasma, antico borgo del 1400. Rimasi molto incuriosito da questa targa e cominciai a percorrere una strada sterrata che iniziava in quel punto ed entrava in mezzo a una macchia sempre più folta; percorsi circa 3 km arrivai a Olmeto e davanti ad una casa sulla strada trovai una gentile signora alla quale chiesi lumi su questo fantomatico borgo; la signora, guardandomi in modo un pò perplesso, mi disse di proseguire lungo la strada che stavo già percorrendo sino ad arrivare ad un’altro piccolo borgo di case di nome Valzo. Ringraziai ed ancora perplesso riguardo alla sua espressione mentre mi parlava, salii sopra la moto e proseguii come come mi aveva indicato. Arrivai a quelle costruzioni di cui mi aveva parlato, fermai la moto e a due signore che si erano materializzate sentendo il rumore del motore chiesi lumi sul borgo; furono gentilissime e mi dissero : “per andare a Laturo devi salire sopra questa scarpata fai circa un’ora di cammino a piedi e sei arrivato”.
Non mi sembrava il momento di proseguire e dopo averle ringraziate e salutate ritornai indietro proseguendo la mia escursione; la prima signora era ancora davanti a casa e sentii il suo sguardo come due spilli sulla schiena mentre mi allontanavo.

Mi ripromisi di ritornare a vedere questo paese fantasma e nei giorni successivi mi documentai su Internet e trovai delle cose molto interessanti fortificando il mio convincimento di ritornare in quei bellissimi luoghi.
Ci sarei ritornato non in moto perché mi sembrava eccessivamente invasivo, non a piedi perché mi sembrava fosse necessario un tempo troppo lungo bensì decisi di tornarci in bicicletta.
Studiai i percorsi con diverse opzioni, preparai la mia bicicletta sulla quale montai un navigatore satellitare e partii per questa escursione.
Non feci la stessa strada e decisi di passare per un paesino di nome Settecerri , proseguire per una comoda carrareccia ed infine di inoltrarmi nel bosco.
Sino a qui tutto perfetto, posti magnifici, tempo clemente e strada agevole… fin troppo! Appunto!… fin troppo!
La mia notoria spasmodica ricerca di complicazioni fece sì che invece di seguire una traccia abbastanza evidente che si addentrava nel bosco, mi buttai giù lungo un single track assolutamente improbabile ma altrettanto adrenalinico.
Proseguii per tantissimo tempo con la fastidiosa sensazione che non mi sarebbe stato possibile ritornare sui miei passi e con la pessima sensazione (alla fine) di avere sbagliato strada e soprattutto di non sapere come uscirne.
L’unica cosa era fermarsi, guardarsi intorno e ragionare.
Mi si accese una lampadina: avevo letto che coloro che stavano cercando di ristrutturare le case di Laturo utilizzavano nei periodi di secca dei Land Rover per trasportare i materiali; ergo… doveva esserci da qualche parte una traccia almeno larga un paio di metri tanto da potere essere percorsa dai fuoristrada.

Sul navigatore si vedeva qualcosa di simile anche se molto più in alto di dove mi trovavo; non avendo alternative sposai questa possibilità ed alla fine trovai la “retta via”.
La cosa buffa fu che dopo avere trovato la traccia corretta, nei pressi del borgo sbucò dagli alberi una persona. Era l’unico abitante in quel momento di Laturo e vedendomi mi apostrofò dicendomi: ma tu, da dove… vieni? Proseguì dicendomi di continuare in quella direzione e che avrei trovato il borgo dopo poco e di aspettarlo nei pressi della chiesetta.
Così feci; mi raggiunse dopo poco e mi fece da anfitrione.
Mi raccontò del borgo, di coloro che stavano cercando di riqualificarlo, di cosa e di come lo stavano facendo, delle loro ambizioni; mi fece visitare una casa e la chiesetta che avevano già ristrutturato e di quelle che erano sul punto di esserlo.

Una sensazione inebriante e fiabesca… Mi sembrava di essere tornato sul Sasso di Simone nella città dell’utopia!
Mi accomiatai e dopo avere avuto indicazioni sicure sulla strada da percorrere, ritornai alla base stanco ma felice e consapevole di avere toccato con mano una delle sensazioni più elevate che si possono provare: vivere un sogno e cercare di realizzarlo contro ogni evidenza e convenzione.
Quanto ho scritto ovviamente non vuole parlare del Borgo in termini tecnici: volevo solo condividere come NON si deve vagare in posti sconosciuti ma anche che in ogni momento quando meno te lo aspetti puoi vivere sensazioni ed esperienze inimmaginabili.
