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nonnoatipico torna a raccontarci le sue esperienze e le sue “emozioni”. Oggi ci conduce in provincia di Macerata, nel comune di Sefro, non distante da Camerino, parlandoci di strade e paesaggi che evocano ricordi e stimolano nuovi orizzonti.

Sono tantissimi anni che periodicamente attraverso l’altopiano di Montelago.
Prima, all’epoca dell’Università, vi passavo spessissimo in quanto Camerino dove studiavo è a pochi chilometri di distanza.
Ci arrivavo percorrendo strade sterrate e mi affascinava tantissimo girovagare di notte lungo quella ragnatela di sentieri per poi arrivare sull’altopiano ed osservare le stelle che sembravano fossero a portata di mano tanto il cielo era terso.
Una zona così sperduta e priva di fonti luminose era perfetta per scrutare il cielo!
Tanto sperduta da riuscire ad intimorire per l’assordante silenzio e per il buio totale circostante.
Nel corso degli anni ci sono passato spessissimo sia a piedi che in bicicletta oppure in motocicletta.
Ci sono percorsi per tutti i gusti e capacità ed ogni volta questi luoghi mi trasmettono le stesse inebrianti sensazioni.
I piani di Montelago sono costituiti da due piccoli altopiani carsici e sono contenuti in una suggestiva conca circondata da rilievi di importante altezza.
In antichità vi erano due laghi distinti ed intorno al 1458, ad opera di Giulio Cesare da Varano fu abbattuta la barriera naturale di roccia che separava i due piani e si favorì il deflusso delle acque dal piano superiore a quello inferiore ove, a loro volta, venivano assorbite attraverso gli inghiottitoi presenti.
Questo fenomeno viene ora monitorato mediante l’immissione di coloranti nel laghetto in prossimità degli inghiottitoi e verificando ove le acque colorate si evidenziano più a valle.
Dopo circa 12 ore si ripresentano nella sorgente di S.Giovanni sul versante occidentale del monte Crestaio a 500 metri di quota ed alla sorgente di Figareto a 600 metri.

Questa bonifica consentì lo sfruttamento agricolo della piana fino a una cinquantina di anni fa mentre ora è adibita a pascolo.
Svariati sono i siti di interesse archeologico che dimostrano la presenza umana sin da circa 900 anni prima di Cristo evidenziando forme di aggregazione tipica di comunità organizzate e strutturate.
La caratteristica carsica del territorio favorisce la presenza di numerose grotte dal discreto sviluppo in lunghezza e profondità.
Tra queste si distinguono la grotta di Caprelle, la grotta Bocalume, il buco del Sasso Freddo, le grotte di Marmuschio e tante altre.
Una citazione particolare va alle grotte di Frà Bernardo dall’interesse prevalentemente storico in quanto luogo di rifugio di Frà Bernardo da Quintavalle.
Ne scelse due, adottando la prima come riparo personale e l’altra come chiesetta: il Beato Bernardo era sacerdote e, per tutto il tempo della sua permanenza, celebrò messa su di un altare scavato nella roccia.
Visse in questo luogo montano, ben nascosto dal resto del mondo, per oltre due anni.

San Francesco prima di morire volle benedire il primo compagno: “Il primo fratello che il Signore mi ha dato” ponendogli la mano sulla testa, è Bernardo.
Bernardo apparteneva alla ricca famiglia di Assisi di Bernardello Quintavalle.
Fu amico di Francesco di Bernardone, quando questi era un giovane brillante e spensierato.
Si laureò in legge a Bologna ed iniziò ad esercitare la sua arte con notevole successo.
La conversione dell’amico e le polemiche che ne seguirono lo turbarono profondamente.
Volle incontrarlo e, affascinato dalle sue scelte, lo segui.
Dopo la morte del Santo, fedelissimo all’osservanza della sua Regola, si contrappose agli altri frati che volevano mitigarla aggirando il divieto assoluto di possedere beni materiali.
La polemica divenne talmente aspra che fu costretto a fuggire da Assisi.
Scelse, senza esitazione, la via delle Marche e dopo un lungo peregrinare giunse in un luogo dove erano presenti cinque grotte e di due ne fece uso come racconto antecedentemente.
Quando si calmarono le acque, tornò ad Assisi.

Fu accolto dalla stima di tutti e ricercato per i suoi consigli da dotti e da teologi.
Le grotte del Beato Bernardo dopo otto secoli conservano intatto il fascino di una natura incontaminata e sublime dove, in silenzio, riusciamo ancora a sentire nel profondo la voce del Signore, comprendendo pienamente le lodi scritte nel Cantico delle Creature.
Fiorente è l’attività di trekking lungo il Cammino Francescano della Marca che unisce Assisi ad Ascoli Piceno in una direttrice che unisce idealmente molteplici luoghi di Francescana memoria ed azione.
Queste zone ne rappresentano un tratto assolutamente insostituibile.
Quanti ricordi ma anche quanti spunti per nuovi orizzonti!
In effetti sono “solamente “50 anni che percorro queste strade e…non finisce qui!

