di Fabrizio Capra
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Oggi vi portiamo alla scoperta di tre realtà che sono a portata di… visita e che risalgono al Seicento genovese. I truogoli di Santa Brigida, antichi lavatoi. La colonna infame del Vachero, ultima rimasta in Italia. La farmacia di Sant’Anna annessa all’omonimo monastero, la bottega storica risalente al 1650, la più antica di Genova. E qualche buon consiglio…
“Cómme t’ê bèlla Zêna, cómme t’ê bèlla, con tutti i teu caroggi…” (Come sei bella Genova, come sei bella, con tutti i tuoi vicoli)… eh si proprio come cantavano (e cantano tuttora) I Trilli: Genova è sempre bella e affascinante con le sue splendide chiese, i suoi palazzi, i suoi musei, ma…
… ma esistono realtà che sovente sono al di fuori dai classici tour turistici: meno conosciute o non considerate da visitare.
Pertanto anche per la Superba mi sono ripromesso di raccontare tre realtà che solitamente non rientrano nei programmi di visita della città anche se, a volte, ci si passa molto, ma molto, vicino.
Io stesso in questi luoghi, pur frequentando spesso Genova e passando sovente vicino a queste realtà, ho programmato una visita per scrivere questo articolo.
Due di queste realtà sono situate nel centro storico – i Truogoli di Santa Brigida e la Colonna Infame del Vachero – mentre per la terza bisogna inerpicarsi (per fortuna c’è la funicolare anche se il tragitto è breve) e arrivare nella zona della Circonvallazione a monte dove si può visitare il Monastero di Sant’Anna con annessa l’Antica Farmacia Erboristica risalente al 1650.
Non posso mancare di citare anche un tappa per il ristoro, anzi tre: l’antica caffetteria Mariscotti e l’Ostaia de Banchi. La terza tappa è dedicata a ristorare la nostra mente: Viadelcampo29rosso, la casa dei cantautori genovesi.
E ora entriamo nei particolari.
I TRUOGOLI DI SANTA BRIGIDA

Scendendo (nel vero senso della parola, la strada è in discesa) dalla Stazione Piazza Principe in via Balbi, percorrendo il marciapiede di destra, dopo circa 500 metri sempre sulla destra c’è un archivolto con una scalinata che ti porta in piazza dei Truogoli di Santa Brigida, dove un tempo si ergeva un monastero intitolato alla santa svedese e abbattuto verso la metà del XIX secolo.
Nel mezzo dello slargo (piazza Truogoli di Santa Brigida) si staglia una struttura composta da diverse colonnine, in ghisa e tettoia in metallo.
Ci troviamo di fronte a uno degli ultimi “truogoli” (trogoli), i lavatoi che venivano utilizzati dalle donne del popolo per lavare i panni e la biancheria.
I truogoli risalgono al 1656 costruiti grazie alla famiglia Balbi (che aveva la sua dimora in quello che oggi è il Museo di Palazzo Reale) che vi fece convogliare le acque di un torrente, oggi sotterraneo, che sfocia in mare nella località sottostante definita Bocca di Bo.
I truogoli (o come vengono chiamati dai genovesi, trêuggi) e gli edifici circostanti sono fonte di ispirazione di pittori e fotografi considerandoli ambiente folcloristico genovese per eccellenza.
Una volta visitati i Truogoli si può uscire dalla parte opposta da dove si è entrati e ci si trova nella famosa via di Pré, svoltandola a sinistra e percorrendola tutta ci si trova di fronte alla Porta dei Vacca, attraversata via delle Fontane.
Da quel punto si entra nell’altrettanto famosa via del Campo (si proprio quella della celebre canzone di Fabrizio De André): la imbocchiamo fino a quando sulla sinistra troviamo una fontana con una vasca romana.
Guardando la fontana sulla destra si erge
LA COLONNA INFAME DEL VACHERO

Nel 1933 lo scrittore genovese Giovanni Ansaldo ricordava che “Genova è una delle poche città italiane che abbia ancora una bella Colonna Infame”.
La Colonna Infame veniva collocata sull’area dove si ergeva la casa abbattuta del condannato… che non perse solo la casa e l’onore ma anche la testa.
I fatti ci riportano al 1628 quando Giulio Cesare Vachero era capo congiura di una trama contro la Repubblica che aveva la sua mente nel principe Amedeo II di Savoia… ma furono scoperti e condannati (anche se il Vachero non confessò mai il tradimento).
La colonna riporta la seguente frase scritta in latino e di cui propongo la traduzione in italiano: «Ricordo infame di Giulio Cesare Vachero, scelleratissimo uomo, il quale avendo cospirato contro la Repubblica, mozzatogli il capo, confiscatigli i beni, banditigli i figli, demolitagli la casa, espiò le pene dovute. Nell’anno del Signore 1628».
La scritta è posta in cima a un pilone che è seminascosto dalla fontana già citata e fatta costruire dagli eredi di Giulio Cesare Vachero nel tentativo di sottrarre alla vista, almeno in parte, l’infamante testimonianza eretta contro il loro avo condannato a morte con l’accusa, appunto, di aver intentato una congiura al fine di favorire la conquista di Genova da parte dei Savoia.
Proseguendo per via del Campo, poco oltre troviamo sulla destra piazza del Campo (dove c’è una targa dedicata al mitico Faber) mentre sulla sinistra si entra in Viadelcampo29rosso:quello che un tempo era il negozio di Gianni Tassio, luogo di incontro per amanti della musica e musicisti, ora spazio dedicato alla memoria di Fabrizio De André e dei cantautori genovesi e al presente della musica. Vale la pena fermarsi e visitare questa splendida realtà che costudisce la Esteve, la mitica chitarra di De André, utilizzata nell’ultimo tour.

Continuiamo ancora per via del Campo, superiamo piazza Fossatello e imboccata via di Fossatello sulla sinistra possiamo fermarci per un buon caffè, uno sfizioso dolcino o altre squisitezze nell’antica Pasticceria Liquoreria Marescotti di Cavo (aperta tutti i giorni), bottega storica.
Dal sito https://www.botteghestorichegenova.it/
Fondata in Genova nel 1780, con il nome di Cioccolateria Cassottana, nel 1906 prese il nome di Marescotti. Si trova nella duecentesca Loggia Gattilusio, famiglia di prim’ordine della mercatura genovese. Fatto un primo restauro, i Marescotti, originari di Novi Ligure, proposero una fusione fra la pasticceria classica della Corte Sabauda e quella genovese, offrendo anche vini aromatici e vermouth di propria produzione. Il locale raggiunse così una notevole fama tra i genovesi e i viaggiatori dei piroscafi e, quando non riusciva a soddisfare le richieste, chiedeva collaborazione al laboratorio della Pasticceria Cavo, simile per formazione e tradizione. Nel 1979, con la morte di Irma Marescotti, la famiglia decise di non continuare la gestione, preferendo tenere chiuso il locale piuttosto che cederlo senza garanzie che gli arredi e la tradizione della pasticceria trovassero una giusta continuità. I pregiati arredi in stile Carlo X, gli ottoni e i marmi della pasticceria rimasero così celati per tre decenni, con 14 vetrine di cristallo, i prodotti nelle scansie, i vasi e le alzate in alpacca al loro posto, il resto nella cassa di marca National Cash Register, l’ordine della panna per il lattaio sul banco, sotto lo sguardo dell’ovale raffigurante la Madonna del Dito e l’orologio dirimpetto.
Dal 1996 Alessandro Cavo, quinta generazione di pasticceri che alla fine dell’Ottocento inventarono i celebri amaretti di Voltaggio e furono amici e soci dei Marescotti, inizia a sognare di riaprire la pasticceria vista da bambino: ci vorranno quasi dodici anni prima di vedere il suo sogno realizzato, il 18 aprile 2008.
Consultare anche il sito: https://pasticceria-cavo.myshopify.com/



Percorrendo il centro storico ci spostiamo in piazza Portello per prendere (nel senso di utilizzare) la funicolare di Sant’Anna: percorrendo i suoi 54 metri di dislivello, si raggiunge la Circonvallazione a monte. (se si vuole approfondite la storia della funicolare risalente a fine Ottocento puoi cliccare qui). https://www.amt.genova.it/amt/trasporto-multimodale/funicolari/funicolare-santanna/
Una volta usciti dopo una breve passeggiata o imboccando il tunnel dell’ascensore Magenta-Crocco dopo pochi passi si trova sulla sinistra l’ascensore privato per raggiungere
L’ANTICA FARMACIA SANT’ANNA



L’Antica Farmacia Sant’Anna è un angolo di Genova sconosciuto ai più ma, visitandolo, ci troveremo di fronte alla Bottega Storica più antica del capoluogo ligure risalente al 1650.
L’Antica Farmacia, annessa al convento dell’Ordine Carmelitano da oltre quasi quattrocento anni prepara rimedi naturali, cosmetici e delizie. E ancora oggi si utilizzano le antiche ricette dei frati erboristi.
Oggi, a quasi cinque secoli dalla fondazione del monastero, i religiosi vi abitano permanentemente, e continuano ad arricchirlo e conservarlo.
Da visitare anche il roseto che conserva un’aiuola dove sono piantate (una per tipo) le erbe officinali che erano coltivate nel monastero.
Ci sarebbe tanto da scrivere sull’Antica Farmacia, sul Monastero e sulla Chiesa di Sant’Anna con il rischio di dimenticare qualcosa pertanto invito a consultare il sito.
https://www.erboristeriadeifrati.it/
https://www.erboristeriadeifrati.it/convento-e-comunita/
Inoltre vengono organizzate visite guidate: per conoscerle si può accedere alla seguente pagina del sito:
https://www.erboristeriadeifrati.it/visite-guidate/
https://www.facebook.com/erboristeriadeifrati
E dopo aver girato tra le bellezze della Superba, come cantava Fabrizio De André in Crêuza de mä non si va a “cä du Dria” (casa di Andrea) ma vi fornisco la risposta a “E a ‘ste panse veue cose ghe daià / Cose da beive, cose da mangiä” (E a ste pance vuote cosa gli darà / Cose da bere, cose da mangiare).
Il mio consiglio per rallegrare il palato e “sulluccherare” le papille gustative è un buon pasto all’Ostaia de’ Banchi (vico Denegri 17r, nelle adiacenze di piazza Banchi), locale dove si possono assaporare piatti della tradizione genovese che si alternano secondo le stagioni: dal “brandacujun” al “cappon magro”, dai “mandilli al pesto” ai “pansoti con sugo di noci”, dai “battolli al pesto” al pesce e alla carne per non dimenticare i dolci (il mio preferito in assoluto è il “prescinsù”) .
In ogni caso qualunque specialità decidete di ordinare questa viene cucinata con grande passione, una passione che si percepisce in ogni boccone che gustiamo. Perché all’Ostaia de’ Banchi non ci si deve andare semplicemente per mangiare ma per assaporare ciò che viene proposto dal menu.


Le origini di questa “Ostaia” risalgono al 1528 e dopo svariati passaggi di proprietà si arriva a oggi dove troviamo Sergio in sala mentre Stefano è lo chef aiutato in cucina da Giacomo. Le caratteristiche del locale: piatti ben curati (e a volte originali) che sanno catturare, e senza fronzoli, appagando i sensi del cliente nonché prezzi giusti, in un ambiente accogliente.
Inoltre la cordiale ospitalità riservati agli avventori, siano essi abituali o di passaggio, fanno si che ogni piatto proposto e degustato abbia un suo valore aggiunto.
Scoperto un po’ per caso, mi sono immediatamente “innamorato” di questo locale: fin dalla prima volta che ci ho messo piede e ogni qualvolta vado a Genova, è tappa fissa e ci “rimango male” quando lo trovo chiuso per il giusto riposo, sia esso quello settimanale (al lunedì) o quello per le ferie, o perché i miei impegni mi portano a orari che mi impediscono di sedermi al solito tavolo per assaporare veri e propri capolavori della cucina genovese.
https://www.facebook.com/Anticaostaiadeibanchi









