a cura di Ilaria Solazzo
Tempo di lettura: 5 minuti – 990 parole

Intervista all’ideatore della community social “Segnalazioni lettererarie” attento osservatore dei cambiamenti culturali contemporanei che, rispondendo alle domande, con precisione analizza l’attuale situazione di quello che è oggi il leggere e la lettura.

C’è stato un tempo in cui i libri vivevano in silenzio, ordinati sugli scaffali, lontani dal rumore del mondo. Oggi, invece, sembrano essere ovunque: scorrono tra le mani, compaiono sugli schermi, si ascoltano nelle cuffie, diventano tendenza, conversazione, identità.
Ma cosa è davvero cambiato? Stiamo assistendo a un ritorno alla lettura o a una nuova forma di presenza culturale, più visibile che profonda? Tra fenomeni digitali, nuove abitudini e trasformazioni sociali, il libro ha smesso di essere soltanto un oggetto per diventare un’esperienza diffusa, capace di adattarsi ai tempi senza perdere del tutto la propria anima.
Per comprendere meglio questa evoluzione — tra luci e contraddizioni — abbiamo raccolto il punto di vista di Alberto Raffaelli, ideatore della community social Segnalazioni letterarie (https://www.facebook.com/groups/segnalazioniletterarie/?ref=bookmarks) ed osservatore attento dei cambiamenti culturali contemporanei.

Alberto, oggi si dice spesso che i libri siano “ovunque”. È davvero così o è solo una percezione?
È una percezione fondata, ma non lineare. I libri sono diventati più visibili, più presenti nel discorso pubblico e soprattutto nei contesti digitali. Tuttavia, questa diffusione non coincide sempre con un aumento reale della lettura: è un fenomeno culturale più ampio e complesso.

Quanto hanno inciso i social in questa trasformazione?
In modo determinante. Social come TikTok e Instagram hanno reso il libro un oggetto narrativo e visivo. Il fenomeno “BookTok”, per esempio, ha trasformato alcuni titoli in veri e propri casi editoriali globali.

Possiamo parlare di una moda legata ai libri?
Assolutamente sì. Oggi il libro è anche un simbolo identitario. Molti lo acquistano per rappresentare sé stessi, più che per leggerlo. Questo non è necessariamente negativo, ma introduce una distinzione tra possesso e fruizione.

In tutto questo il libro cartaceo sembra resistere molto bene…
Non solo resiste, ma si è reinventato. Le edizioni curate, le copertine artistiche e le librerie esteticamente accattivanti hanno riportato il libro fisico al centro, anche come oggetto di design. Inoltre si comincia a dire che il formato elettronico può dare slancio anche al cartaceo, prima ancora che rubargli spazio e mercato.

Come si inseriscono gli audiolibri in uno scenario simile?
Hanno ampliato il concetto stesso di lettura. Grazie a piattaforme come Audible, oggi si può “leggere” mentre si svolgono altre attività. Ciò ha reso i contenuti letterari più accessibili e integrati nel quotidiano.

Possiamo dire che il libro sia diventato una forma di evasione?
Più che di evasione parlerei di rifugio. In un mondo saturo di stimoli digitali effimeri il libro rappresenta uno spazio di concentrazione e silenzio, quasi un atto controcorrente.

Che ruolo hanno oggi gli influencer nella diffusione dei libri?
Un ruolo centrale. I creator digitali hanno sostituito, almeno in parte, i critici tradizionali. Il loro linguaggio diretto e autentico riesce a coinvolgere un pubblico molto più ampio e trasversale. E si è appena agli albori di un fenomeno che col tempo andrà analizzato: ad es. i suddetti “booktokers” si rivolgono a un pubblico loro coetaneo con modalità “orizzontali”, scanzonate e dal forte ritmo visivo; poi ci sono i “bookstagrammer”, che possono assecondare dinamismi social veloci ma introdurre anche una comunicazione più simile a quella dei media tradizionali; e infine, ad es. Facebook potrebbe rappresentare — anche se il meccanismo ancora non sembra molto avviato — dei piccoli o micro palinsesti che a costo zero (o quasi) lanciano contenuti tagliati su misura per certi pubblici ben delineati, a mo’ di tv on demand tematiche (discorso, quest’ultimo, che non vale solo per il mondo dei libri).

E la scrittura? È cambiata anche quella?
Moltissimo. La possibilità di autopubblicare attraverso piattaforme come Amazon ha democratizzato l’accesso alla scrittura. Questo ha aumentato la produzione, ma ha anche reso più complessa la selezione qualitativa.

Le librerie stanno vivendo una nuova fase?
Sì, si stanno trasformando in luoghi di esperienza. Non sono più solo spazi di vendita, ma ambienti sociali dove si organizzano eventi, incontri e attività culturali varie: basti pensare al fiorire di librerie che sono anche bar, con tanto di bancone e tavoli per aperitivi e simili.

Come leggono oggi le nuove generazioni?
In modo diverso. Più frammentato, meno lineare, ma spesso più emotivo e coinvolto (tratti non a caso caratteristici di un genere indirizzato principalmente alla loro fascia anagrafica quale il romance dalle tinte dark); hanno un approccio influenzato dal digitale, ma non per questo meno profondo.

Un’ultima domanda: con così tante distrazioni, perché i libri continuano a resistere?
Proprio per questo motivo. In un mondo che accelera, il libro offre lentezza. È un paradosso: meno tempo abbiamo, più sentiamo il bisogno di qualcosa che ci restituisca qualità e profondità. Anche se poi i caratteri stilistici risentono della multimedialità imperante, al punto che tanti libri sono scritti con approccio visual e parecchi si presentano praticamente predisposti per trasposizioni in fiction e film.

La ringrazio, Alberto, per questa analisi così lucida.
Grazie a Lei, è stato un piacere.

In un’epoca che corre veloce, tra notifiche incessanti e contenuti che si consumano in pochi secondi, il libro compie qualcosa di sorprendente: non scompare, ma si trasforma e si espande. Cambia forma, cambia linguaggio, cambia persino il modo in cui viene vissuto: tra scaffali reali e feed digitali, tra pagine da sfogliare e voci da ascoltare.
Eppure, nella sua essenza, resta uno dei pochi spazi in cui il tempo rallenta davvero. Non è più soltanto un oggetto da leggere, ma un’esperienza da abitare, un simbolo, talvolta una dichiarazione di identità.
Forse è proprio questo il punto: in un mondo che ci spinge a dire tutto e subito, il libro continua a insegnarci il valore opposto — quello della profondità, dell’attesa, del silenzio che dà senso alle parole. Ed è per questo che, oggi più che mai, non è ovunque per caso. È ovunque perché serve.

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