Riceviamo e pubblichiamo
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Dal 27 giugno 2026 al 10 gennaio 2027 in mostra, a cura di Peter Benson Miller, ventidue opere evidenziano i diversi periodi della carriera artistica internazionale del pittore. Inaugurazione 27 giugno 2026, ore 11:00
La Fondazione Marignoli presenta la mostra “Un salto nel vuoto: Filippo Marignoli, 1926 – 1995”che inaugura sabato 27 giugno alla Galleria d’Arte Moderna di Palazzo Collicola a Spoleto per celebrare il centenario della nascita dell’artista. Sono esposte ventidue opere, a cura di Peter Benson Miller – assistito da Michele Drascek (Curatore dei progetti per la Fondazione Marignoli di Montecorona) insieme a Gemma Fullone – che evidenziano i diversi periodi della sua carriera artistica internazionale.

La mostra che verrà inaugurata il 27 giugno 2026, alle ore 11:00, si potrà visitare fino al 10 gennaio 2027.
Nato a Spoleto, dove i suoi primi lavori di pittore autodidatta presero forma nel gruppo di artisti conosciuto come “I sei di Spoleto”, Marignoli di seguito visse e lavorò a Roma, New York, Honolulu e Parigi. Nel corso di una carriera caratterizzata da una costante e consapevole analisi delle possibilità e dei limiti della pittura, nutrita da un continuo scambio transnazionale e da orizzonti artistici in perpetua ridefinizione, Marignoli incarna l’autentico spirito cosmopolita che ha alimentato le pratiche più innovative dell’arte del dopoguerra.
Inizialmente radicata nell’immaginario paesaggistico umbro, la carriera itinerante dell’artista evidenzia i diversi aspetti in cui il suo primo stile, sotto il segno di un astrattismo Informale, si articola e muta direzione in virtù dei suoi incontri internazionali, dei nuovi contesti e in base a molteplici stimoli artistici. Mentre i lavori che risalgono al suo periodo Informale negli anni Cinquanta risultano per molti aspetti essere profondamente diversi dai suoi cosiddetti “Paesaggi verticali” degli anni Settanta, la mostra ne evidenzia le continuità. Nel frattempo Marignoli stava riformulando il paesaggio: da una sfera di espressiva invenzione pittorica verso una dimensione di precisione analitica ed indagine semiotica.
Le strisce di garza che inizia ad applicare alle sue tele a partire dal 1958 come base per una pittura crepata, sedimentata, dimostrano l’attenzione che aveva per il caratteristico elemento materico del lavoro di Burri. Fu durante questo periodo che Marignoli introduce una drammatica falla verticale in alcuni suoi lavori, fendendo le sue composizioni come da un fulmine, echeggiando gli abissi delle sculture astratte di Leoncillo – presentate per la prima volta a Roma nel 1957 – oltreché i tagli nei Concetti Spaziali di Lucio Fontana. Durante tutti gli anni Cinquanta la New York School esercita una forte attrazione gravitazionale su Marignoli, che si orienta verso il cosiddetto “salto nel vuoto” cioè l’adesione all’astrattismo statunitense con la sua rinuncia ai riferimenti esterni e alla deriva estetica dell’abbandono delle tradizioni artistiche, oltre che all’immersione nella modernità urbana caotica e individualista.
Nel 1960 i lavori presentati a L’Attico, la galleria di Bruno Sargentini a Roma, evidenziano lo stretto dialogo con i suoi conterranei umbri Leoncillo Leonardi – amico e forte sostenitore dei Sei di Spoleto – e Alberto Burri. Nella mostra sono esposte diverse opere importanti risalenti al periodo di collaborazione tra Marignoli e Sargentini, che testimoniano quanto profondamente fosse immerso all’interno di questo contesto artistico.


Trascorre un fruttuoso periodo a New York nel 1960, per poi trasferirsi a Honolulu e infine a Parigi. Durante il soggiorno newyorkese dipinge una serie di grandi, nebulosi astratti nelle tonalità del rosa, che appaiono come un riconoscimento della caratteristica palette di alcuni dipinti lirici di Philip Guston di pochi anni prima, che alcuni critici definivano con il termine “Abstract Impressionism” (impressionismo astratto).
Gli anni Settanta sono per Marignoli un periodo di transizione, documentati in mostra con Homesick, un malinconico autoritratto dell’artista visto da dietro, le spalle cadenti come ad esprimere il prezzo psicologico della sua carriera girovaga. La giacca abbondante, con le sue righe parallele verticali, preannuncia uno degli elementi centrali dei suoi Vertical Landscapes, e al contempo suggerisce un dialogo immaginario con il suo vecchio amico Domenico Gnoli, scomparso prematuramente nel 1970.
Marignoli poi abbandona l’Informale per una serie di paesaggi vertiginosi resi in meticoloso stile di precisione; lavori tardi sezionati da linee verticali tese, che furono presentati alla galleria di Denis René nel 1977 e che sono l’espressione visiva del “salto nel vuoto”. Incorporando la dislocazione e le tensioni produttive tra appartenenza e altrove, esse tracciano nuovi territori estetici destabilizzando i punti cardinali dell’orientamento e fondendo prospettive contrastanti, in un continuo alternarsi tra geometria descrittiva e semiotica. Così facendo, riassumono una traiettoria artistica non convenzionale che ha attraversato il globo in lungo e in largo. Paradossalmente i Vertical Landscapes sembrano riconciliare l’attaccamento profondo che Marignoli nutriva per l’Umbria con il radicato senso di alienazione scatenato dalle sue peregrinazioni in giro per il mondo.
Il catalogo – edito da ViaIndustrie, Foligno – contiene un testo critico di Peter Benson Miller, contributi di Davide Ferri, Saverio Verini in dialogo con Fabio Sargentini, Gemma Fullone e le immagini delle opere in mostra realizzate da Marcello Fedeli.


Peter Benson Miller è uno storico d’arte e curatore che vive a Roma. Il suo volume American Artists in Postwar Rome: Art and Cultural Exchange, è stato pubblicato da Bloomsbury nel 2025. Dal 2013 al 2020 è stato Arts Director presso Andrew Heiskell, poi Curator-at-Large presso la American Academy in Rome. Tra le mostre da lui curate: Yto Barrada, Eugene Berman, Paolo Gioli, Philip Guston, Charles Ray e Paul Thek. È stato Curator in Residence 2026 ai Mahler & LeWitt Studios di Spoleto.
La Fondazione Marignoli di Montecorona (Spoleto) è impegnata nella promozione e nello studio dell’arte italiana tra XVI e il XIX secolo con una sezione dedicata all’arte contemporanea. Sostiene progetti di ricerca e pubblicazioni di storia dell’arte, organizza attività culturali e progetti espositivi in collaborazione con istituzioni culturali pubbliche e private sia italiane che estere. La collezione della Fondazione comprende principalmente dipinti dal XVI al XVIII secolo, con una particolare attenzione agli studi preliminari, e opere dal tardo XIX secolo al primo XX secolo sino al contemporaneo.Ospita inoltre una vasta biblioteca nel campo della storia dell'arte dal Medioevo al XIX secolo, che raccoglie oltre 51.000 volumi tra cui numerose pubblicazioni rare e particolari, oltre a un'importante sezione dedicata alle monografie di artisti. Contiene anche una sezione sulla monarchia hawaiana – probabilmente la più completa in Italia – una sezione sull'arte e la teoria moderna e contemporanea, e una piccola ma significativa sezione dedicata all'opera dell'artista Filippo Marignoli.
Galleria d'Arte Moderna di Palazzo Collicola
Piazza Collicola 1, 06049 Spoleto (Perugia)
info@palazzocollicola.it
www.palazzocollicola.it
Un progetto promosso dalla Fondazione Marignoli di Montecorona, Spoleto
info@marignolifoundation.org
www.marignolifoundation.org
In collaborazione con Mahler & LeWitt Studios, Spoleto
info@mahler-lewitt.org
www.mahler-lewitt.org
Con un contributo della Fondazione Cassa di Risparmio di Spoleto
segreteria@fondazionecarispo.it
www.fondazionecarispo.it
Restauro delle opere a cura di Coopera Heritage Conservation, Roma
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