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Visto in anteprima a Roma in occasione del decimo anniversario dell’Istituto Culturale Coreano in Italia, Hope segna il ritorno di Na Hong-jin sul grande schermo. Un film che mescola horror, fantascienza, azione e una sorprendente dose di ironia. Il film sarà proiettato in esclusiva dal 31 ottobre in IMAX ed EPIC, quindi arriverà nelle sale cinematografiche, distribuito da MUBI, dal 5 novembre.
In Hope si ride nei momenti meno opportuni. Proprio quando la tensione sembra arrivare al culmine, una reazione assurda o una situazione paradossale riescono a spezzarla. Na Hong-jin gioca continuamente con questo contrasto, passando dalla paura alla comicità, fino a sfiorare il grottesco.

Abbiamo visto il film in anteprima il 26 ottobre, in una sala gremita del The Space Cinema Moderno di Roma, durante una serata organizzata per celebrare i dieci anni di attività dell’Istituto Culturale Coreano in Italia, alla presenza anche di un ministro dell’Ambasciata della Repubblica di Corea.
Presentato in concorso al Festival di Cannes 2026, Hope arriva nelle sale italiane il 5 novembre, a dieci anni dall’ultimo lavoro del regista sudcoreano, The Wailing (2016).
La storia prende il via in un piccolo centro abitato dove il ritrovamento di un animale brutalmente ucciso scatena una serie di eventi inspiegabili. Il capo della polizia Bum-seok (Hwang Jung-min) cerca di capire cosa stia accadendo, mentre un gruppo di cacciatori si addentra nei boschi sulle tracce di una misteriosa creatura.
Non siamo però in una cittadina qualunque. Hope sorge in una zona di confine, dove il timore delle infiltrazioni sembra far parte della vita quotidiana. Lungo le strade compaiono cartelli che invitano a denunciare le spie e a proteggere il paese. E poi ci sono le armi, tante, decisamente troppe per una comunità così piccola. Fucili, mitragliatrici e perfino lanciarazzi spuntano dalle mani degli abitanti, lasciando incredulo lo stesso capo della polizia. Un dettaglio che fa sorridere, ma che racconta anche molto del clima di sospetto in cui vivono i protagonisti.
Na Hong-jin costruisce inizialmente la suspense senza mostrare troppo. Rumori, movimenti improvvisi e presenze appena percepite alimentano l’inquietudine, mentre la situazione diventa sempre più difficile da decifrare.

Quando Bum-seok torna in paese, si trova davanti a uno scenario di devastazione. Corpi abbandonati lungo le strade, edifici squarciati, automobili scaraventate a distanza e spari che risuonano ovunque. Qualcosa di sconosciuto sta seminando morte e distruzione, ma per buona parte della prima ora ne vediamo soprattutto le conseguenze.
Uno degli aspetti che ho apprezzato maggiormente è il modo in cui il regista gestisce l’umorismo nero. Le reazioni dei personaggi, spesso impreparati o completamente sopraffatti dagli eventi, danno vita a scene surreali e divertenti. Si ride anche quando, considerando quello che sta accadendo, non ci sarebbe proprio nulla da ridere. Una comicità che nasce dalle circostanze e dalle contraddizioni dei protagonisti, senza cercare a tutti i costi la battuta.
Tra le interpretazioni, mi ha colpito particolarmente Hoyeon, già conosciuta dal grande pubblico per Squid Game, qui nei panni della giovane agente Sung-ae.
Determinata, impulsiva, coraggiosa e spesso involontariamente comica, riesce a dare energia alle scene senza perdere naturalezza. Bastano talvolta le sue espressioni o il modo di reagire agli eventi per strappare un sorriso.
Accanto agli interpreti coreani troviamo Michael Fassbender, Alicia Vikander e Taylor Russell, in una produzione dal respiro internazionale.

Un altro elemento che mi ha affascinato è la natura. I boschi, le montagne e gli spazi aperti regalano immagini di grande bellezza, con paesaggi rigogliosi che sembrano lontanissimi dal caos destinato a travolgere i protagonisti.
Il contrasto con la cittadina devastata è impressionante: da una parte il verde delle montagne e la tranquillità apparente della natura, dall’altra le strade ridotte a macerie, gli edifici sventrati e un centro abitato ormai trasformato in un campo di battaglia. Alcune inquadrature sono davvero suggestive e meritano di essere viste sul grande schermo.
E poi ci sono gli inseguimenti. Ed è qui che Hope abbandona qualsiasi pretesa di misura.
Automobili lanciate a tutta velocità, sterzate impossibili, incidenti spettacolari e scene d’azione che sembrano appartenere più a un capitolo di Fast & Furious che a un horror coreano. Sequenze talmente esagerate da diventare, a loro volta, parte della comicità del film.
Na Hong-jin si diverte a spingere tutto un po’ oltre, anche a costo di perdere in realismo. Qualche effetto digitale convince meno rispetto alla forza delle riprese in esterni e la durata, circa 160 minuti, si avverte in alcuni passaggi. Ma il ritmo e gli improvvisi cambi di registro riescono a mantenere vivo l’interesse.
Al di là dello spettacolo, resta una riflessione sulla paura dell’altro e sulla violenza che può nascere dall’incomprensione. L’ambientazione di confine, con i suoi manifesti contro le spie e una popolazione armata fino ai denti, non sembra affatto casuale. In una comunità abituata a diffidare degli sconosciuti, l’arrivo di una minaccia incomprensibile scatena reazioni immediate, spesso dettate più dall’istinto che dalla ragione.
Ma fino a che punto i protagonisti comprendono davvero ciò che stanno affrontando? E quanto le loro scelte contribuiscono ad aggravare una situazione già disperata?
Interrogativi che il finale non risolve del tutto. Resta il dubbio se Na Hong-jin abbia voluto lasciare spazio a diverse interpretazioni o se qualche passaggio avrebbe meritato una spiegazione in più. Di certo viene voglia di confrontarsi con gli altri spettatori, magari tornando con la mente a particolari che durante la visione erano passati inosservati.

Hope è un film sopra le righe, a volte assurdo e volutamente grottesco. Non tutto funziona alla perfezione, ma il risultato mi ha divertito e coinvolto, soprattutto per la naturalezza con cui la comicità si inserisce anche nelle situazioni più drammatiche.
Na Hong-jin si concede parecchie libertà, qualche volta persino troppe, ma riesce a tenere viva la curiosità fino alla fine. E anche quando sembra aver esagerato, trova il modo di sorprenderci ancora…


