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Dal 5 novembre al 23 dicembre la mostra dal titolo fortemente poetico ed evocativo. Il percorso espositivo, negli spazi intimi della galleria, vede in dialogo una serie di opere del tutto inedite di Gianluigi Colin con due crocifissi in bronzo del Manierismo italiano, eseguiti da Antonio Susini (su modello del Giambologna) e da Sebastiano Torrigiani (su modello di Guglielmo Della Porta).

Viene presentato a Milano, nella Galleria Lorenzo Vatalaro, il nuovo ciclo di opere di Gianluigi Colin dal titolo fortemente poetico ed evocativo: “Lacrime”.
Il percorso espositivo, negli spazi intimi della galleria, vede in dialogo una serie di opere del tutto inedite di Gianluigi Colin con due crocifissi in bronzo del Manierismo italiano, eseguiti da Antonio Susini (su modello del Giambologna) e da Sebastiano Torrigiani (su modello di Guglielmo Della Porta).
Da molti anni Colin lavora intorno a ciò che resta delle immagini dopo il loro consumo. La sua ricerca prende origine dal cuore stesso dell’informazione: materiali destinati allo scarto, teli, matrici, lastre e residui dei processi di stampa vengono sottratti alla loro funzione originaria e osservati come superfici della memoria con i quali riflettere sul presente. Non più strumenti per riprodurre parole e immagini, ma esse stesse immagini cariche di una valenza simbolica.

Questa mostra rappresenta una importante evoluzione della ricerca di Gianluigi Colin. Le sue opere nascono ai margini dei processi della comunicazione, quando le notizie hanno già compiuto il loro viaggio e ciò che rimane è soltanto una traccia. In mostra i quadri si presentano come sofisticati lavori astratti: un deposito d’inchiostro, una pressione sospesa, quasi una ferita della materia. I nuovi lavori di Gianluigi Colin nascono da questo territorio di confine. Cinque opere di medie dimensioni e due lastre provenienti dai processi di produzione tipografica danno vita così a un percorso nel quale il presente incontra l’antico e la materia dell’informazione sembra assumere, inattesa, una dimensione sacrale.
Nelle opere di Lacrime l’inchiostro perde la propria funzione narrativa. Non racconta più un fatto, non descrive un volto, non costruisce una pagina. Cola, si addensa, si stratifica, si cancella. Diventa pittura. Le tracce prodotte dalla macchina tipografica assumono così l’apparenza di una pittura astratta: campiture, velature, abrasioni, improvvise accensioni cromatiche. Ma dietro a quella bellezza rimane qualcosa di inquieto. Perché quell’inchiostro proviene dal flusso quotidiano delle notizie: guerre, corpi, catastrofi, desideri, violenze, cronache, vite. È materia che ha attraversato il presente.

Colin sottolinea: “Il titolo Lacrime nasce da questa ambiguità. Sono lacrime d’inchiostro: gocce e colature che sembrano scendere lungo la superficie. Ma sono anche la metafora di una condizione del nostro tempo. Come se la macchina che incessantemente racconta il mondo, dopo aver prodotto milioni di parole e immagini, potesse improvvisamente smettere di parlare e cominciare a piangere.  Lo scarto diventa allora testimonianza”.
Ciò che avrebbe dovuto essere eliminato viene salvato e interrogato. In questa trasformazione si riconosce una delle tensioni profonde del lavoro di Colin: cercare, dentro l’enorme proliferazione delle immagini contemporanee, ciò che sopravvive alla loro scomparsa. Non l’immagine nella sua evidenza, ma la sua impronta; non il racconto, ma il residuo; non l’avvenimento, ma la sua ombra.
Per questo la presenza dei due Crocifissi non costituisce una citazione né un semplice contrappunto storico. Introduce nella mostra una diversa temporalità.

Lo stesso Gianluigi Colin presenta la sua ricerca: “I miei materiali sono stati attraversati dalle parole, dalle immagini, dalla cronaca; hanno partecipato fisicamente alla fabbricazione del quotidiano e poi sono stati espulsi dal processo. Diventano quindi una sorta di reliquia materiale della notizia: sono reliquie del nostro presente. Reliquie che contengono (simbolicamente e concretamente) una infinità di storie di una umanità nascosta, silenziosa. Storie di gioie e di dolori. Proprio come le lacrime”.
La Croce e la lastra tipografica, il bronzo antico e l’inchiostro contemporaneo, l’icona e lo scarto finiscono per appartenere a una stessa archeologia dello sguardo. Sono superfici sulle quali il tempo ha lasciato qualcosa di sé.
In Lacrime non vi è dunque alcuna volontà di sacralizzare l’informazione. Semmai accade il contrario: viene cercata una possibilità di silenzio dentro il suo rumore incessante. Le immagini vengono sottratte alla velocità della cronaca affinché possano tornare a essere contemplate in un tempo sospeso.

Con la mostra personale di Gianluigi Colin, al suo atteso debutto negli spazi della galleria, si inaugura ufficialmente il percorso verso il trentesimo anniversario: un fitto calendario di esposizioni che proseguirà per tutto il 2027 celebrando gli artisti che collaborano con la galleria.

LACRIME
Gianluigi Colin
Galleria Lorenzo Vatalaro
Piazza San Sempliciano – Milano
Inaugurazione 5 novembre 2026, ore 18:30
Date mostra: 5 novembre - 23 dicembre
Orari 10,30-12,30 15,30-19,30
Chiuso domenica
Contatti: 3358385509
Catalogo:
La vita felice edizioni, con testi di Bruno Corà, Giovanni Rizzoli, Lorenzo Vatalaro
Gianluigi Colin (Pordenone, 1956) vive e lavora a Milano. Da molti anni conduce una ricerca artistica intorno al dialogo tra le immagini e le parole. Il suo lavoro nasce come investigazione sul passato, sul senso della rappresentazione, sulla stratificazione dello sguardo. Si tratta di una poetica densa di richiami alla storia dell’arte e alla cronaca, che tende a porre sul medesimo piano memoria e attualità, facendo sfumare i confini tra le epoche. Una poetica dal forte impegno civile ed etico, che vuole restituire all’esperienza artistica forti valenze militanti. Sue mostre personali si sono tenute in numerose istituzioni italiane e straniere, tra le quali: Arengario di Milano, 1998; Centro Cultural Recoleta di Buenos Aires, 2002; Museo Manege di San Pietroburgo, 2003; Bienal del Fin del Mundo a Ushuaia, 2007; Museo d’Arte Contemporanea Donnaregina – Museo MADRE di Napoli, 2011; Museo Istituto d’Arte Moderna – IVAM di Valencia, 2011; Fondazione Marconi di Milano, 2012; Galleria d’ Arte Moderna e Contemporanea a Pordenone, 2014; MARCA – Museo delle Arti di Catanzaro, 2016-2017; Triennale Milano, 2018; Visionarea Art Space di Roma, 2019; Palazzo del Governatore a Parma, 2020, in occasione delle manifestazioni di Parma Capitale della Cultura. Protagonista di performance (organizzate in varie parti del mondo), è stato invitato a “Valencia09” (presso l’IVAM di Valencia, nel 2009) e selezionato per il Padiglione Italia della 54a Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia nel 2011. Alcune sue opere sono presenti in collezioni private, musei e istituzioni pubbliche in Italia e all’estero. Colin per molti anni è stato art director del “Corriere della Sera”; attualmente è cover editor de “la Lettura” e de “la Lectura” de “El Mundo”, di Madrid. Tiene conferenze, seminari e corsi universitari. Ha scritto numerosi saggi e articoli sulla fotografia, sulla comunicazione visiva e attualmente scrive di arte sulle pagine culturali del “Corriere della Sera”.