Oggi la nostra redattrice Giulia Quaranta Provenzano ci propone l’intervista a “Idralaiv”. Il biellese, con l’occasione, ha un po’ raccontato il suo percorso formativo e la sua concezione di fare musica…

Buongiorno Marco! Vorrei iniziare col domandarti subito quando, come ma soprattutto mosso da quale motore interiore ti sei approcciato alla musica e hai iniziato il tuo viaggio nel mondo del mastering [clicca qui]. “Buongiorno Giulia! La mia passione per la musica nasce quando, a mio fratello, per il compleanno fu regalato un videogioco in cui – attraverso un controller particolare – si dovevano suonare brani rock, alla chitarra. Per Natale di quell’anno mi feci così regalare tale strumento musicale, che ha dato il via al mio percorso artistico. La passione per la produzione, invece, è sorta l’ultimo anno di Liceo. Il mio insegnante di chitarra mi indicò e fece scoprire la scuola d’arte SAE Institute di Milano… e da lì ho incominciato ad approfondire e appassionarmi al mondo degli studi di registrazione e, appunto, a tutte le fasi di produzione di un brano”.

Da piccolo chi immaginavi di diventare “da grande” e che bambino sei stato? Ci racconti un po’ – partendo dai tuoi primi passi – come sei arrivato a diventare un mixing engineer e da quale proposito nasce l’uso speculare del tuo cognome? In realtà non ho mai avuto un grande sogno, sentivo e sapevo solamente che mi sarebbe piaciuto lavorare nel mondo della musica. Ero un ragazzo molto timido… e proprio la musica – e l’interazione con le persone, che ne consegue  – mi ha aiutato molto a “sbloccarmi” in tal senso. Il mio percorso come sound engineer è cominciato non appena mi sono iscritto al SAE Institue, a Biella…  qui non c’è una realtà musicale come è presente in città quali Milano, Torino o Roma tuttavia, fortunatamente, vi è uno studio di registrazione che lavora già a livelli di mainstream. Il mio nome d’arte è stato suggerito dai miei amici che, per un certo periodo, iniziarono a parlare al contrario… una cosa stupida sì, anzi stupidissima, ma per nulla facile da fare… è da ciò che nasce il mio pseudonimo che, alla fine, è semplicemente il mio cognome pronunciato al contrario”.

Cosa rappresenta per te la musica e quale ritieni esserne il potere, nonché il suo principale pregio e valore? Benché probabilmente i due aspetti non siano mai del tutto discernibili, secondo quanto senti più vicino alla tua sensibilità, ritieni che l’arte abbia maggiormente a che fare con l’intimistico “auto centrico”/autobiografico o con il sociale-politico in senso ampio? La musica, a mio avviso, è uno strumento di unione incredibile infatti può radunare in un solo luogo persone con culture e linguaggi completamente diversi. Grazie a essa è possibile essere felici tutti assieme e, secondo me, è questa la sua grande forza! Non credo, comunque, di riuscire a dare una risposta esaustiva alla domanda in quanto ciascuno di noi – con la musica – può esprimere quello che ritiene più giusto e ciò che prova in un determinato momento… quindi, in tale ottica, all’interno dell’arte ognuno esprime concetti differenti”.

Come descriveresti la sensazione e lo stato d’animo che provi quando ti dedichi alla tua professione? “Quando svolgo il mio lavoro è come se fossi un bambino al quale vengono regalati tutti i giocattoli che ha sempre sognato. È una sensazione stupenda. Detto ciò, come per tutti i lavori, ci sono anche momenti di difficoltà”.

Quando osservi, ascolti, leggi un artista cosa ti impressiona positivamente e più ti entusiasma tanto da fartelo ritenere tale? Vi è qualcuno con cui attualmente vorresti collaborare – e per quale motivo nello specifico? In cosa, poi, trovi bellezza e in cosa fascino nel campo artistico e nello spettacolo? “Sicuramente un artista, per colpirmi, deve avere qualcosa da dire ed esprimere qualcosa che sente davvero dentro di sé. Nella musica, purtroppo, non esistono soltanto le belle parole… ci deve essere alla base pure una componente musicale tale da enfatizzare il testo. In questo momento mi piacerebbe poter lavorare con qualche artista internazionale… vorrei capire, ossia, le dinamiche che vi sono dietro a dischi che vendono milioni di copie in tutto il mondo”.

Quale ruolo ti pare giochi e quale, a tuo parere, dovrebbe avere o no l’immagine visiva, l’estetica, nella musica e nel veicolarne il significato ma pur nell’essere essa stessa significato? Quanto “pesano” invece rispettivamente il testo, la melodia e la voce nei brani che più apprezzi? “All’interno di un progetto discografico ogni dettaglio è fondamentale al fine di renderlo appetibile a più persone possibile. È ovvero necessario che tutto sia forte… dall’immagine, alle canzoni – basti pensare a due icone quali Elton John e David Bowie, grandi canzoni e immagine pazzesca”. 

I social, nel presente, che incidenza e finalità hanno nella tua vita e nel tuo percorso professionale – e quale idea ti sei fatto del loro utilizzo da parte degli artisti e non solo di questi [clicca qui profilo Instagram]? “Ho un problema con i social dacché li ho, credo, quasi tutti ma non li utilizzo con grande frequenza… benché, alla luce del periodo in cui viviamo, siano pubblicità efficace tant’è che potrebbero creare altresì a me un bacino di utenza più ampio… dovrei, pertanto, utilizzarli un po’ più spesso e in maniera più organizzata”.

Tu hai lavorato con Fedez, J-Ax, Irama, Annalisa, Dark Polo Gang, Francesca Michielin, Il Volo, Melancholia, Pinguini Tattici Nucleari, Gaia, Giusy Ferreri, Lorenzo Fragola, Fasma, Maneskin, Casadilegno, Matt Johnson, Sony Music Italy, X Factor e altri ancora… Ebbene, ci dici qual è quel “quid” che ti ha portato a decidere di collaborare con loro e cosa apprezzi di ciascuno dei nomi citati? “Lavorare con tutti gli artisti che hai citato è stato una conseguenza dell’aver, prima, lavorato in due studi. Non mi sono mai posto l’obiettivo di collaborare, per l’appunto, con cantanti con un numero esorbitante di seguito e, non di meno, sono contento che sia successo perché vuol dire che anch’io ho qualcosa da dire… e che ho delle competenze acquisite, che mi permettono di confrontarmi con creativi di alto livello. Non trovo, eppure, alcuna differenza tra lavorare con i “Big” o lavorare con artisti emergenti… il divertimento è sempre lo stesso”. 

Infine, prima di salutarti, ti domando quali sono i tuoi prossimi progetti e se puoi e vuoi rivelarci qualche chicca in anteprima… “Vorrei poter dire qualcosa, ma purtroppo chi mi sta a capo non sarebbe molto contento [ride, ndr]. Grazie mille”.