Situati nei caruggi la denominazione toponomastica deriverebbe da una leggenda che vede protagonisti il re di Francia Luigi XII e la nobildonna Tommasina Spinola.

Genova: Fabrizio De André ha cantato “Via del Campo”, I Trilli “Vico dritto Pontexello”, Gino Paoli “Boccadasse”, Francesco Guccini “Piazza Alimonda” e chissà quante altre canzoni citano vie, vicoli, piazze e caruggi della Superba, ma una piazza mi ha particolarmente colpito, una piazza e un vico che portano lo stesso nome.
Quando gli impegni mi portano nel capoluogo ligure mi piace passeggiare per le strette vie del centro e ogni volta mi sorprendo nel rimanere stupito di un qualcosa che è celato in case, palazzi, vicoli, chiese… un vero patrimonio storico, culturale e umano.
Un giorno girovagando nei caruggi (ero alla ricerca di un posto dove poter appoggiare su una sedia le mie terga per sbocconcellare qualcosa) mi sono imbattuto in una piazza (ma è anche il nome del  vico che l’attraversa) che porta un nome che mi ha incuriosito: piazza dello Amor Perfetto.
La piazza e il vico si trovano non distanti da quel gioiello che è “Santa Maria della Vigne”, assolutamente da non perdere.

Da “via degli Orefici” si percorre “vico dell’Amor Perfetto” e nel cammino che porta a “piazza Santo Sepolcro” (sulla sinistra) e a “piazza dei Greci” (sulla destra) ci si imbatte in “piazza dello Amor Perfetto”.
La curiosità mi ha spinto a chiedermi: “ma da dove arriva questo nome?”.
Qualcuno afferma che il nome derivi dalla fiorente attività del meretricio che viene ancor oggi praticato (anche alla luce del sole) in quell’area della città… ma sono solo chiacchiere.
Ho iniziato allora le mie ricerche e ho scoperto che il nome potrebbe ancorare le sue radici in una leggenda che trova la sua collocazione temporale oltre cinquecento anni fa: la storia dell’amor platonico tra Luigi XII, re di Francia, e Tommasina Spinola (nata Lomellini), nobildonna genovese colta e bellissima.
Era il 1502 e Genova riceve la visita di Luigi XII, sovrano di Francia, che vi giunge con il suo esercito allo scopo di ottenere i favori della Superba per farsi sostenere dalla nobiltà genovese nella guerra contro la Spagna.

I nobili genovesi organizzarono ricevimenti per rendere onore a Sua Maestà, un “rubacuori” dell’epoca: durante il ballo di uno di questi ricevimenti (si dice Villa Fieschi di Carignano) lo sguardo del Re si incrociò con quello della bellissima nobildonna Tommasina e, parrebbe, che fu subito colpo di fulmine.
I due passarono la serata a danzare e chiacchierare.
La donna era sposata con il marchese Luca Battista Spinola (nome completo Giovanni Battista Spinola di San Luca), rampollo di una delle casate più potenti e influenti di Genova ma “regnava” la possibilità (“intendyo”, così era denominato), concessa solo alle nobildonne, di scegliere un amore platonico, dove castità e purezza imperavano.
Si racconta, addirittura, che il Re sotto mentite spoglie si piazzava sotto la finestra della donna per vedere la sua “amata”: qualcosa di poco credibile ma tutto è possibile.
Questo sentimento rimase immutato fino a quando Luigi XII fece ritorno in Patria.

Bottega di Jean Perréal, Ritratto di Luigi XII, re di Francia, 1514 circa

Dopo la partenza del monarca la giovane addolorata si rinchiuse tra le mura del suo palazzo, situato nel centro storico, speranzosa di rivedere l’amato.
Un giorno, però, giunse la notizia della tragica morte del Sovrano nel corso della battaglia di Cerignola.
Una notizia che, poi si rivelò falsa (una fakenews del Cinquecento, ma allora le smentite non erano proprio subitanee), spezzò il cuore a Tommasina: consumata dal dolore ne morì… era il 1505.
Tornato a Genova Luigi XII venne a sapere di quanto era accaduto alla giovane nobildonna e decise di renderle omaggio recandosi nella piazza dove si ergeva il palazzo e guardando le finestre sospirò dicendo: «Avrebbe potuto essere un amore perfetto».
Il Re commissionò al suo biografo Jean d’Auton un epitaffio (374 versi) che su indicazione del monarca stesso fu tumulato nella tomba della nobildonna (che la sua sepoltura sembra essere impossibile da identificare).
Certamente si tratta di un racconto molto romantico e pieno di fascino ma, sembrerebbe, privo di fondamenti storici e oggi trovare testimoni mi pare alquanto impossibile.

“Pala Ognissanti” di Ludovico Brea

Accantonata la sognante spiegazione sembrerebbe che il toponimo trae origine dalla famiglia Finamore proprietaria di molti edifici nel vicolo oppure, secondo altri, il nome deriva dalla posa estatica di una Madonna in un’edicola votiva che era nel caruggio e che oggi è scomparsa.
Ognuno è libero di pensarla come vuole ma, leggenda o meno, mi piace per una volta essere romantico e credere nella storia d’amor perfetto e platonico tra Luigi XII e Tommasina.
E voi?
ps: Il viso, dolce e regolare, di Tommasina si può ammirare nella Pala di Ognissanti in Santa Maria di Castello, opera del pittore  Ludovico Brea.  In questo particolare si può vedere Tommasina con sua madre, commitente del quadro, e con suo fratello.