Eccoci con lo  speciale dedicato alle mostre. Proroga ad Asti per la mostra “Il mito della Belle Époque”. Il Castello Sforzesco a Milano ospita “Showboat. Andata e ritorno”. “Luce, Terra, Memoria” in mostra a Perugia.

“BOLDINI E IL MITO DELLA BELLE ÉPOQUE”
a cura di Tiziano Panconi
fino al 14 maggio 2023
Palazzo Mazzetti
Corso Vittorio Alfieri, 357 – Asti
orari: martedì – domenica, ore 10.00 – 19.00 (la biglietteria chiude un’ora prima)
lunedì chiuso
biglietto: Intero 13 euro – Ridotto 10 euro (over 65, under 18, studenti universitari)

T. +39 0141530403 – M. +39 3881640915  www.museidiasti.com
info@fondazioneastimusei.it  – prenotazioni@fondazioneastimusei.it

Giovanni Boldini La camicetta di voile, 1906 c. Olio su tela, 72×63,5 cm Collezione Sacerdoti Ferrario Courtesy Museoarchives Giovanni Boldini Macchiaioli
Palazzo Mazzetti di Asti è grande il successo ottenuto dalla mostra “Giovanni Boldini e il mito della Belle Époque” che, dalla sua apertura lo scorso 26 novembre 2022, ha visto un’importante crescita di pubblico e di prenotazioni tanto da indurre la Fondazione Asti Musei a prorogare eccezionalmente l’esposizione fino al prossimo 14 maggio. Una mostra tutta dedicata alla Belle Époque, ai salotti, alle nobildonne e alla moda: un mondo passato e travolgente che trova nel genio di Giovanni Boldini l’artista che, più di ogni altro, ha saputo restituire le atmosfere rarefatte di un’epoca straordinaria. Letteratura e moda, musica e lusso, arte e bistrot si confondono nel ritmo sensuale del can can e producono una straordinaria rinascita sociale e civile. Una mostra che pone l’accento sulla capacità dell’artista di psicoanalizzare i suoi soggetti, le sue “divine”, facendole posare per ore, per giorni, sedute di fronte al suo cavalletto, parlando con loro senza stancarsi di porle le domande più sconvenienti, fino a comprenderle profondamente e così coglierne lo spirito, scrutandone l’anima. 80 magnifiche opere - tra cui Signora bionda in abito da sera (1889 ca.), La signora in rosa (1916), Busto di giovane sdraiata (1912 ca.) e La camicetta di voile (1906 ca.) - sono protagoniste di una narrazione cronologica e tematica al tempo stesso. La mostra Giovanni Boldini e il mito della Belle Époque, con il contributo concesso dalla Direzione generale Educazione, ricerca e istituti culturali del Ministero della cultura, è realizzata dalla Fondazione Asti Musei, dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Asti, dalla Regione Piemonte e dal Comune di Asti, con il contributo della Fondazione Cassa di Risparmio di Torino, in collaborazione con Arthemisia, con il patrocinio della Provincia di Asti, vede come sponsor il Gruppo Cassa di Risparmio di Asti ed è curata da Tiziano Panconi. Catalogo edito da Skira.

“GIOVANNI FRANGI – SHOWBOAT. ANDATA E RITORNO”
a cura di Giovanni Agosti
fino al 25 giugno 2023
Castello Sforzesco

Salette della Grafica – Cortile delle Armi – Sala del Tesoro – Cortile della Rocchetta
Milano
Orari: da martedì a domenica, ore 10-17,30 (ultimo ingresso ore 17)
Ingresso: gratuito
https://www.milanocastello.it/

Giovanni Frangi. Showboat. Andata e ritorno.Veduta della mostra, Milano, Castello Sforzesco, 2023. Courtesy l’artista. Ph. Studio Vandrasch
Il Castello Sforzesco | Comune di Milano presenta, fino a domenica 25 giugno 2023, la mostra Showboat. Andata e ritorno, personale dell’artista Giovanni Frangi (Milano, 1959) che, dopo otto anni, torna a esporre nel cuore di Milano con un progetto espositivo a cura di Giovanni Agosti. Da parecchi anni non si vede a Milano una mostra di Giovanni Frangi, che è nato in questa città, qui si è formato e qui lavora, principalmente. L’occasione di oggi è un’esposizione sui generis che si tiene al Castello Sforzesco in due spazi diversi e ben precisamente caratterizzati, collegati l’uno all’altro attraverso una sequenza di stendardi colorati realizzati dall’artista medesimo. Nelle Salette della Grafica (ingresso dal Cortile delle Armi), è presentata una sequenza mirata dell’ampia produzione grafica di Frangi, che fin dal principio degli anni Ottanta, quando era studente all’Accademia di Brera (dove ora insegna), accompagna la sua attività di pittore, costituendo una sorta di laboratorio permanente di sperimentazioni; nella sala del Tesoro, nel cortile della Rocchetta, è esposto, nella sua interezza, il corpus dei libri che documentano l’intensissima attività espositiva dell’artista: sono oltre cento. In entrambi i casi una parte delle opere esposte andrà, al termine della mostra, a confluire nelle raccolte civiche, costituendo così un accrescimento del patrimonio pubblico. Le stampe – in tecniche molto diverse e di dimensioni molto varie (alcune superano i 150 centimetri di altezza per 200 di larghezza) – sono disposte in ordine cronologico e testimoniano fedeltà e scarti rispetto a un patrimonio espressivo di immagini, costantemente variato ma fermo nella sua adesione ai valori della natura. Le incisioni mostrano una ricorrenza di tecniche, con predilezioni dichiarate (per esempio il carborundum o i monotipi) e rivelano una costanza, solo di rado smentita, nella scelta della stamperia in cui operare, quella di Corrado Albicocco a Udine, dove è passato il meglio dell’arte italiana degli ultimi decenni. I libri – di editori grandi, piccoli e piccolissimi – sono una sorta di riepilogo di tutto il lavoro di Frangi e mostrano l’interesse che questo artista ha da sempre rivolto alla documentazione della propria attività. In più casi vengono a galla rapporti con poeti e scrittori, in più occasioni si assiste a una riflessione avanzata sulle forme del catalogo d’arte e sulla documentazione che accompagna il senso di una ricerca che dura ormai da tanti anni. Sono insomma degli autentici “libri d’artista”. Le due sezioni della mostra sono accompagnate da due volumi, pubblicati dalla casa editrice Magonza: nell’Andata sono contenute le stampe esposte, nel Ritorno figurano le copertine di tutti i libri di Frangi. La mostra si chiama  Showboat perché è la storia di una traversata, con un’andata e un ritorno come nei gironi del calcio; il nome sta qui a ricordare le magiche imbarcazioni fluviali americane dell’Ottocento: dei veri teatri galleggianti, quasi delle fabbriche di illusioni.

ILANA EFRATI  – LUCE, TERRA, MEMORIA”
a cura di Barbara Pavan e Susanna Cati
fino al 1° maggio 2023
SCD Textile & Art Studio
Via Bramante, 22/n zona Monteluce – Perugia
Info mob. +39 347776001 – scdtextileandartstudio@gmail.com
www.scdtextileandartstudio.wordpress.com

L’installazione site specific è un collage eco-sostenibile composto di una collezione di tessuti di varie dimensioni e da sfridi e scarti del processo di produzione della moda. Seta, lana, cotone conservano qui i segni lasciati dalle piante, impronta del paesaggio di cui sono espressione e che la luce mutevole nel corso del giorno accarezza alle spalle, rivelando l’eterogeneità delle tessiture, la varietà delle fibre, i dettagli nascosti tra i fili, aprendo alla riflessione sulla diversità tra il tempo umano e quello naturale. Uniti da semplici spille da balia, ricordano che ogni forma è temporanea, nulla è permanente, tutto è in lenta trasformazione e ciò che vediamo in questo istante è il passaggio effimero in un processo sempre in fieri. Ilana Efrati ci rende partecipi del suo dialogo fitto con quella natura mediterranea fondata su un linguaggio botanico e paesaggistico comune a tutta la regione, a una pluralità di culture che affacciano sul mare che ne è stato culla e via di comunicazione sottolineando come la suddivisione e separazione della Terra sia un fraintendimento artificiale e innaturale. La ricerca artistica di Efrati si muove infatti tra le molteplici dinamiche relazionali dell’uomo – con l’ambiente, con le altre forme viventi, con i suoi stessi simili – arrivando ad indagare temi come globalizzazione, migrazione, identità. Nei suoi lavori ci ricorda che la natura permette la nostra esistenza e che lungo tutta la sua storia l’uomo vi ha trovato nutrimento ma anche ispirazione per la propria creatività e risorse per il proprio ingegno e che il suo diritto ad abitarla è intimamente correlato a quello di tutte le altre specie. Luce, Terra, Memoria sono qui ispirazione, strumento, materiale, forma, contenuto: l’opera stessa. Da tempo Efrati ha scelto di lasciare la città per trasferirsi in una antica casa di campagna. Il suo studio è immerso tra il bosco, l’orto e gli alberi da frutta che coltiva senza pesticidi per restituire alla terra la fertilità perduta con lo sfruttamento dell’agricoltura intensiva. Camminare nella natura le ha rivelato infinite sfumature nel passaggio delle stagioni, colori che mutano ad ogni momento, influenzati dalle piogge, dall’umidita e dalla luce del sole; ma anche suoni di cui si è persa memoria - i passi sul terreno, il rumore delle foglie, il canto degli uccelli. È tutto questo ad entrare, in un fluire senza soluzione di continuità, nei suoi lavori in un linguaggio che parla, attraverso i pigmenti naturali, di rami, fiori, radici, cortecce rappresentando la specificità di un territorio e la realtà preziosa del singolo giorno, senza però mai prescindere dalla sua cifra universale.