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La custode dei versi: intervista a Clelia Moscariello tra poesia, Napoli e servizi editoriali Direttrice scientifica di collana per Pav Edizioni e giurata di premi nazionali, la poestessa, ci racconta il suo mondo poetico e la sua sfera professionale dedicata ai servizi editoriali.
La passione per la poesia e i molteplici ruoli professionali
Quando e come è nata la passione per la poesia? Qual è stato il tuo primo componimento in assoluto?
La mia passione per la poesia è nata da bambina, quando mi divertivo a comporre versi da dedicare in giro ai miei familiari. Poi crescendo, ma soprattutto dopo aver terminato il mio percorso universitario, ho scritto la mia prima raccolta poetica e deciso di farla pubblicare da un editore.

Come direttrice scientifica di collana per Pav edizioni, quanti manoscritti leggi all’anno? Cosa ti colpisce in uno scritto?
Il numero è molto variabile, in ogni caso va da qualche decina di manoscritti a un centinaio. Ciò che mi colpisce personalmente in uno scritto è soprattutto l’originalità.
Nei premi dove sei giurata, ti è mai capitato di riconoscere il talento a prima vista?
Credo mi sia capitato in più occasioni e devo ammettere che è proprio una bella sensazione quella di individuare e scovare un possibile “talento”.
Qual è il tuo poeta o poetessa preferito? Perché?
Una delle mie poetesse preferite è Sylvia Plath, per la sua sincerità, il suo anticonformismo ante litteram e il suo essere fuori dagli schemi in un’epoca dove era difficile discostarsi dalla morale comune specialmente per una donna.
Cosa non si dice mai agli autori emergenti ma dovrebbero sapere prima di pubblicare una raccolta di poesie?
Che se si decide di pubblicare, non bisogna avere aspettative troppo alte ma sempre essere coscienti che occorre mettersi in gioco almeno un po’ per contribuire al proprio “successo” non solo di tipo “letterario”.
L’arte di poetare e la pacificazione con Napoli
L’editoria della poesia oggi è sostenibile o è solo passione a tempo perso?
Purtroppo viviamo in un periodo storico dove di per sé il “sognare ad occhi aperti” e il “fantasticare” non sono incoraggiati ma anzi penalizzati a mio avviso, quindi se si sceglie di coltivare questa passione bellissima occorre essere coscienti dei limiti del nostro contesto in merito alla questione.

Nella tua scrittura quanto c’è di mestiere e quanto di urgenza?
Nella parte creativa della mia scrittura c’è urgenza di condividere anche se solo con lo spazio bianco del foglio, mentre nella sua parte più razionale c’è anche e forse soprattutto il mestiere. Non c’è niente di male nell’usare entrambi a mio avviso, perché sono solo due facce della stessa medaglia.
Esiste secondo te il blocco dello scrittore? Ti è mai successo?
Sì, esiste e mi è successo una decina di anni fa quando in seguito ad una delusione professionale per qualche tempo smisi di scrivere.
Ci hai confessato che è in programma una nuova raccolta di poesie dedicate a Napoli. Come mai questa scelta? Cosa ti ha spinto a farlo? Cos’è per te Napoli?
Ho sempre avuto un rapporto conflittuale con la mia città ma oggi, con la mia maturità, forse mi sto pacificando con Napoli e intendo celebrare con questa prossima raccolta questa mia personale “vittoria”!
Cosa accadrà secondo te alla poesia nei prossimi dieci anni?
Io posso dirti solo che mi auguro una sua ripresa, sarebbe ingiusto che le persone smettessero di coltivare la poesia, solo perché non riescono a credere che essa sia ancora possibile oggigiorno.
Clelia Moscariello e i servizi editoriali

Tra le varie cose, oltre poetessa, sei anche una professionista del settore editoriale. Di cosa ti occupi principalmente? Cosa offri alle persone?
Io oggi mi occupo soprattutto di servizi editoriali che tra le altre cose comprendono l’editing ai testi, l’ufficio stampa e la promozione, Ritengo che la mia esperienza di autrice possa aiutarmi a comprendere maggiormente le esigenze di un altro autore.
Quanto è difficile dividere la Clelia poetessa dalla Clelia professionista del settore editoriale?
Ripeto: Noi non siamo composti da un’unica parte ma da un insieme di parti e questa credo sia una fortuna, come diceva Walt Whitman: Mi contraddico?! Ebbene, contengo moltitudini…
Come fare una giusta promozione nei tempi che corrono? Che consigli daresti ad un autore emergente?
Di non temere di mettersi in gioco ma anche in discussione, una strada c’è sempre anche nei momenti meno floridi se si ha il coraggio di oltrepassare certi limiti imposti…
Il tuo lavoro in campo editoriale rovina la tua scrittura o la salva? Le due cose si completano a vicenda?
La arricchisce semmai, perché esso nasce da una sincera passione verso la scrittura.
Se potessi mettere una tua poesia su un muro di Napoli, dove la metteresti e quale sceglieresti?
Ne sceglierei sicuramente una che parli di bellezza (La Piccola Microscopica Bellezza estratta da Se ne frega la luna, stanotte, PAV Edizioni) e forse la metterei in un luogo particolarmente famoso per la sua scarsa vivibilità proprio per provare a “dargli luce”:
Esiste una piccola microscopica bellezza nelle cose (…)
Facciamola splendere la nostra diversità ogni giorno
come se essa fosse una stella.
Perché la vera bellezza non è quella maestosa e luccicante,
ma quella piccola, speranza che noi nutriamo ogni giorno,
quella stella che brilla sempre,
perché se ci si arrende a non luccicare si muore dentro tutti un po’ di più.”
I destinatari della poesia e progetti futuri

Qual è l’emozione predominante nella nuova raccolta di poesia su Napoli che uscirà prossimamente?
Semplicemente l’amore per la mia città perché l’amore non deve mai essere considerato un sentimento banale.
A chi consiglieresti i tuoi servizi editoriali e perché?
Li consiglierei a chiunque voglia trovare empatia e creatività oltre che professionalità.
Cosa ti aspetti dal futuro?
Ho scelto tempo fa di voler coltivare la “bellezza” a dispetto anche della realtà circostante che non sempre può definirsi “idilliaca” e resto coerente con questo mio intento. Se poi per la legge dell’attrazione l’universo dovesse decidere di premiarmi, allora sì che sarò felice di ricevere tante “cose belle”!
