La voce è al centro dell’universo creativo e musicale della cantautrice, la chiave grazie a cui reinterpreta ciò che la circonda, dando vita a un nuovo racconto.

È uscito il 1° ottobre 2022 “Gurfa”, l’album di Marilena Anzini, prodotto dalla stessa artista e da Giorgio Andreoli.
Gurfa è un’antica parola araba che significa “una manciata”. Non una manciata qualunque, piuttosto “l’acqua che si può tenere in una mano”. Una quantità piccola piccola, ma della stessa preziosa sostanza che forma le onde del mare, che nutre il grano e le rose e che tiene in vita gli esseri umani, il cui corpo è formato prevalentemente di acqua.
Questa piccola parola ci ricorda che tutto è connesso, e che ognuno di noi è parte di una realtà ben più grande da cui siamo dipendenti e di cui dobbiamo avere cura.
È preziosa l’acqua e richiede attenzione, altrimenti è facile che scivoli via tra le dita quando la si tiene in mano. Ed è anche misteriosa: in essa, miliardi di anni fa, ha avuto origine la vita e infatti, dove lei manca, la vita si spegne. È affascinante e sorprendente: cambia forma e rimane sempre sé stessa, la si può toccare ma è inafferrabile, la si può vedere anche se è trasparente, non ha nessun sapore eppure sa di buono e quando scorre, canta!

foto Paolo Sandri

La pioggia, il mare, le cascate, i ruscelli sono tutti espressioni di un’acqua che diventa musica.
Perciò anche noi siamo fatti di musica, dal momento che ogni nostra cellula vibra incessantemente, componendo giorno dopo giorno quella musica silenziosa che è la vita.
Per questo motivo, “Gurfa” è una manciata di musica, parole e vita. Poche gocce tenute tra le mani con tanta cura, per essere condivise con voi.
Tutta la ricerca musicale di Marilena Anzini è fortemente attratta dalla voce, in ogni sua declinazione: dal canto corale all’improvvisazione vocale al canto gregoriano.

foto di Luisa Raimondi

I brani sono dunque caratterizzati da un grande spazio dato alle voci e da arrangiamenti strumentali essenziali ed acustici: la base è la chitarra acustica e le coriste dell’ensemble vocale Ciwicè, ma nella produzione in studio, curata da Giorgio Andreoli, vengono coinvolti anche altri musicisti e altre sonorità, a seconda di ciò che il brano richiede.
Nella scrittura, Marilena Anzini si prende a volte delle libertà dalla classica forma canzone, seguendo soprattutto il filo conduttore di ciò che il testo vuole raccontare o descrivere, oppure da dove sembra che voglia andare la musica.
«Quando scrivo e compongo si crea una sorta di collaborazione con ciò che non so, più che un voler fare qualcosa che resta strettamente sotto il mio controllo. In questo senso sento molto presente, in me, l’attitudine all’Improvvisazione vocale, un’arte che educa a togliersi la preoccupazione di cosa fare, e insegna a restare aperti a tutte le possibilità, in ascolto di ciò che può accadere» afferma Marilena Anzini.

foto Luisa Raimondi

Track by track

Gurfa” si apre con Details, un brano in inglese ispirato e dedicato alla grandissima poetessa statunitense Mary Oliver. Il sound è decisamente folk con un finale a sorpresa, ed è arricchito dalla fluida linea di basso di Michele Tacchi – che dialoga magistralmente con la voce principale – e dal breve ma significativo intervento della batteria di Fiamma Cardani. Le voci corali sembrano giocare con l’alternarsi delle vocali e il testo è un invito ad essere svegli e presenti, a mantenere i sensi aperti per osservare ogni particolare della realtà che ci circonda e per aprirsi al miracolo dell’attenzione: «sounds, smells, colors, other human beings, vitality, connections, holyness, gesture and emotions» ovvero «suoni, profumi, colori, altri esseri umani, vitalità, connessione, sacralità, gesti ed emozioni».

Il secondo brano è Belli numeri, uscito come singolo il 2 settembre 2022. È un omaggio al fascino di certi numeri che nascondono segreti inaspettati: non tabelline e calcoli precisi, ma numeri trascendenti e infiniti. La ragione non basta perché non possiamo calcolare e misurare tutto, ma forse proprio ciò che non riusciamo ad afferrare con la mente è quello che ci affascina di più. «Quanti granelli di sale ci sono in un’onda del mare?».

foto di Luisa Raimondi

Si prosegue con Rhodè, il cui nome significa “rosa” in greco antico (nella mitologia greca è anche il nome della figlia di Poseidone, dio del mare). Il brano è quasi interamente a cappella, per sole voci, con due brevi momenti all’inizio e alla fine scanditi dalla sansula, un affascinante strumento dal suono simile ad un carillon, che contribuisce a creare un’atmosfera un po’ onirica. Armonie particolari, quasi arcane, e voci che sembrano rincorrersi nel creare diversi ambienti sonori che scivolano fluidamente l’uno nell’altro. Il testo, in inglese, descrive un momento di smarrimento: questa volta l’acqua di cui si parla è «acqua interna», una lacrima, e il conforto arriva dalla contemplazione di una rosa, del suo mistero e della sua bellezza. «Just a bit a proportion… for a dreamer can be enough». «Un pizzico di proporzione, per chi è in grado di sognare, può bastare».

Ancora acqua (stavolta sotto forme di nuvole) e rose nel quarto brano di “Gurfa”. Nuvole e rose è impreziosito dalla dodici corde di Giovanni ‘Giuvazza’ Maggiore, ha un ritmo scorrevole in 6/8 e un finale in crescendo che culmina con l’intervento di altre voci corali e del bellissimo didgeridoo – strumento della popolazione aborigena australiana – suonato da Michele Fiarè. Le parti corali ruotano intorno al suono della “elle” che, con la particolare frequenza di questa consonante, rende inusuale e luminoso tutto l’accompagnamento corale. Il testo è una sorta di immersione nella contemplazione della natura che non può lasciarci indifferenti: come diceva Flaubert: «Si diventa ciò che si contempla». Il tempo sembra fermarsi e qualcosa dentro di noi si illumina, riconoscendo di essere parte di una realtà più grande; emerge una sensazione di connessione e di appartenenza che forse ha a che fare con la qualità più alta d’amore di cui l’essere umano è capace. «E’ tuo tutto ciò che ami», non c’è bisogno d’altro.

foto Paolo Sandri

Filigree ha una sonorità ammaliante: il ritmo dispari, l’alternarsi di tono minore e maggiore, gli accordi aperti dell’arpeggio di chitarra creano una vera e propria filigrana – come suggerisce il titolo – su cui si intrecciano le voci. Lo special in particolare è una sorta di tappeto sonoro, una trama di sillabe e suoni ritmici su cui aleggia in assolo la voce di Marilena resa quasi trasparente dal timbro arioso e flautato. Il testo è come uno sguardo sfocato che fa sbiadire i contorni troppo definiti della realtà, mostrandola in controluce, nella sua trasparenza. «I’m floating like the autumn leaves. I’m floating over my beliefs. I breathe the transparency where I live». «Sto fluttuando come foglie d’autunno, sto fluttuando sopra le mie convinzioni, respiro la trasparenza in cui vivo».

Due Febbraio è un brano un po’ a sé stante in “Gurfa”, una piccola perla dal colore differente: l’unica acqua qui è quella che si trasforma in caffè nelle prime ore di un mattino d’inverno. Il sound è morbido e avvolgente e questa volta le voci corali lasciano spazio al magnifico violoncello di Giulia Monti che duetta con la voce di Marilena, in un’atmosfera intima e raccolta. C’è una nostalgia, ma la luce che pervade il giorno sembra cancellare ogni lontananza. «C’è un’impalpabile trama tra le cose, come un chiarore, un tocco leggero tra voci silenziose, una preghiera».

foto di Luisa Raimondi

Ink and tea è un altro brano in inglese, una ballad sostenuta dalla incisiva sezione ritmica di Michele Tacchi al basso e Fiamma Cardani alla batteria. Il testo racconta la storia di un amore giovanile che sopravvive inaspettatamente alla lontananza e al passare del tempo; un amore che, rimanendo inespresso, si trasforma in qualcos’altro: lei gli scrive lettere con la sua stilografica ma, prima di spedirle, ci versa sopra del tè sciogliendo l’inchiostro e trasformando le parole in bizzarri acquarelli che lui appenderà alle pareti tappezzando la casa. Il sound è accattivante, molto definito; le voci delle Ciwicè sottolineano i vari momenti della canzone in stile quasi Doo-wop. «He was a thousand miles away from her blonde disheveled hair, he could not remember why he had to go». «Era a migliaia di chilometri dai suoi capelli biondi e spettinati, e non riusciva a ricordare perché se ne fosse andato».

Marea è il brano – interamente a cappella – che chiude l’album. Una sorta di ninna nanna, con un ritmo ternario e un andamento ondeggiante e incantatorio che ben riconduce ai flussi e riflussi delle maree. Il testo è poetico, vagamente surreale, con un ritornello che si apre in una suggestiva armonizzazione: «Prima dell’alba visiterò il tuo sonno di conchiglia, nella tua calma io poserò un bacio liquido». E come sorpresa finale, dopo tante voci solo femminili, arriva a chiudere il brano e tutto l’album la meravigliosa voce di Oskar Boldre che muove l’armonia dell’ipnotica parte finale con una linea di basso e una di tenore per poi librarsi in un assolo che inizia “giocando” con gli armonici (il canto armonico è una tecnica che fa emergere gli armonici, facendo sentire in una sola voce due suoni distinti) e poi in una improvvisazione libera che si eleva, proprio come un’onda, per poi ritrarsi nella quiete finale, come spuma lasciata sulla spiaggia. Un gioiello.

foto di Luisa Raimondi
Marilena Anzini nasce a Busto Arsizio (Va) nel 1964 e canta e suona la chitarra fin da quando era bambina. Inizia giovanissima a suonare e cantare in vari gruppi proponendo repertori che vanno dal folk americano alla musica d’autore italiana e si dedica ben presto anche a scrivere brani propri. Nel 1998 fonda, con Giorgio Andreoli il gruppo acoustic-rock Arecibo, di cui è stata cantante, autrice e compositrice fino al 2012, ottenendo importanti riconoscimenti tra cui il Premio della critica al concorso Bianca D’Aponte (presieduto da Fausto Mesolella) e la finale di Voci per la Libertà nel 2002, in seguito alla quale apre il concerto di Elisa per Amnesty International a Padova nel 2003. Si interessa via via sempre di più al canto corale e fa parte per diversi anni dell’orchestra vocale a cappella Ancore d’aria - condotta da Oskar Boldre - con cui incide un album, Teptalidum (2009). Con la guida di Oskar Boldre scopre l’arte dell’improvvisazione vocale e delle circle songs, che approfondisce poi studiando anche con Rhiannon, storica componente della Voicestra di Bobby McFerrin. Fa parte per un breve periodo di un ensemble internazionale di Improvvisazione vocale, con il quale offre alcuni concerti in diverse importanti città europee (Amsterdam, Berlino, Dusseldorf…)​. Contemporaneamente svolge un’intensa attività didattica: insegna musica, canto, canto corale, improvvisazione e funzionalità vocale presso scuole, associazioni e nel suo studio a Busto Arsizio. Già socia fondatrice e presidente dell’Associazione di promozione sociale Home and Journey, ne continua come libera professionista il lavoro di ricerca e di diffusione di tutto ciò che riguarda la voce, il canto e la crescita personale. Collabora anche con l’Associazione Voce Mea di Santa Giustina (BL) e con il Centro di Ricerca di Musicoterapia Arpamagica di Milano. Dal 2019 dà inizio ad un nuovo progetto solista e riprende a scrivere canzoni con regolarità: la sua ricerca e il suo lavoro sulla voce portano ad una nuova vena creativa che dà ai sui suoi brani una nuova luce con arrangiamenti vocali raffinati e insoliti, che diventano a detta di molti una caratteristica particolare e distintiva della sua musica. Il suo primo lavoro discografico Oroverde esce nel dicembre 2020 con l’immancabile supporto di Giorgio Andreoli che ne ha curato con lei la produzione. Con la sua chitarra acustica e le voci femminili dell’ensemble vocale Ciwicè da lei diretto, Marilena partecipa a diverse importanti rassegne come Al riparo degli alberi a Trento, Le corti in canto a Locarno-CH e WoodinStock/Buscadero day al Parco Berrini di Ternate (Va). Nel frattempo scrive nuove canzoni e ne sceglie otto, metà in italiano e metà in inglese, per pubblicare un secondo lavoro discografico, sempre autoprodotto. il 2 settembre 2022 esce il singolo Belli numeri accompagnato dal video di Luisa Raimondi e successivamente, il 1 ottobre, l’intero album che si intitola Gurfa, che letteralmente significa «l’acqua che si può raccogliere in una mano».