Uscito il 1° febbraio è il disco di debutto della cantautrice e compositrice di origini mediterranee che attraversa tutte le civiltà esistenti: un’unica essenza che cambia forma, al ritmo dei tamburi sacri. Ogni brano dell’album è dedicato a una dea.

È uscito ieri, 1° febbraio, “Queendoms”, disco di debutto di AGADEZ, cantautrice e compositrice di origini mediterranee, studiosa del sacro femminino, nonché appassionata delle tradizioni esoteriche e sciamaniche d’oriente e d’occidente.
Dietro a un nome che evoca la simbologia Tuareg, si cela l’identità di Giada Colagrande, regista, attrice e sceneggiatrice cinematografica.
L’autrice intesse così un altro filo del suo percorso artistico che ha visto collaborazioni seminali come quelle con Marina Abramovic e Franco Battiato e l’esperienza musicale alchemica con il precedente progetto collettivo The Magic Door, integrando ricerca spirituale ed espressione artistica. Con lo pseudonimo di AGADEZ inizia un percorso musicale solista che, seppur radicato nella world musiccon contaminazioni celtiche e dark folk, trascende i generi musicali creando atmosfere sincretiche e fortemente evocative.

I suoi strumenti di elezione sono voce, tamburi a cornice, chitarra e theremin.
Le sue sonorità evocano mitologie arcaiche e mondi tribali.
“Queendoms”- di cui nei mesi scorsi sono stati pubblicati i singoli “Tanit” (ft. Angélique Kidjo e Loire Cotler) e “Aphrodite” – è un disco concepito come un viaggio attraverso i culti femminini arcaici che sono seguiti a quello primordiale della Dea Madre, dal momento in cui si sono dati nomi e identità alle dee, attraversando tutte le civiltà esistenti: un’unica essenza che cambia forma, al ritmo dei tamburi sacri.
Si parte con Tanit nel deserto del Sahara, e si conclude con Tara in quella che un tempo fu una delle culle del divino femminino: la Valle dell’Indo, luogo, insieme alla Mesopotamia, da cui tutte le dee sono passate o provengono.
Ogni brano dell’album è dedicato a una dea, ne evoca i caratteri e le atmosfere peculiari e ne invoca i poteri e la manifestazione.
Musicalmente l’evocazione di ogni dea attinge forme e colori dalla civiltà di appartenenza, mentre l’invocazione è affidata ai testi, alla parola.

AGADEZ ha composto tutti i brani partendo dai ritmi dei tamburi per poi scrivere le linee melodiche per la sua voce e per il violoncello di Giovanna Barbati, le percussioni e i tamburi i Glen Velez, la voce di Loire Cotler, l’arpa celtica e il santur diVincenzo Zitello, la nickelharpa di Arthuan Rebis.
Spaziando dall’elettronica alla musica etnica, il fil rouge del disco è una qualità ipnotica che invita a chiudere gli occhi e lasciarsi trasportare nei diversi mondi evocati, brano dopo brano, per rintracciare l’essenza della Dea, di veste in veste.
Tra le prime personificazioni di dee AGADEZ ha scelto queste dieci: Tanit (Nord Africa), Iside (Egitto), Afrodite (Medioriente), Dana (Celti), Inanna (Mesopotamia), Cibele (Anatolia), Vacuna (Italia), Ecate (Mesopotamia), Lilith (Mesopotamia), Tara (India).

