a cura di Simona Robotti
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Un episodio di pirateria aerea che rimane l’unico irrisolto nella storia dell’aviazione statunitense. La nostra redattrice ci racconta i fatti intorno ai quali aleggia un non so che di misterioso.

Siamo in un tardo pomeriggio del 24 novembre 1971. La scena è l’l’aeroporto Internazionale di Portland, nello Stato dell’Oregon (USA). Arriva un uomo vestito in modo elegante e distinto. Con sé reca una valigetta nera e dice di chiamarsi Dan Cooper. L’uomo, utilizzando denaro in contanti acquista un biglietto di sola andata per il volo 305, diretto all’aeroporto internazionale di Seattle-Tacoma (nello Stato di Washington), volo con una durata di circa trenta minuti. Una volta salito a bordo si accomoda al posto 18E. Indossa un completo elegante nero, una camicia bianca ben stirata, una cravatta nera, un fermacravatta di madreperla, giacca e pantaloni scuri, mocassini e un impermeabile nero leggero.

possibile volto di D.B. Cooper elaborato da FBI (1971) – immagine di U.S. Federal Bureau of Investigation – da Wikipedia

Il volo parte alle 14.50 di quel pomeriggio con 36 passeggeri a bordo e sei membri dell’equipaggio. Seduta nel seggiolino dietro di lui c’è l’assistente di volo Florence Schaffner, alla quale Cooper passa un biglietto sul quale c’è scritto che all’interno della sua valigetta c’è una bomba e che è suo desiderio che la donna si sieda accanto a lui perché è in corso un dirottamento.
L’assistente di volo si siede tranquillamente accanto a Cooper e chiede di vedere la bomba quindi Cooper apre la valigetta a sufficienza perché si possano intravedere otto cilindri rossi, che sono presumibilmente dei candelotti di dinamite, con dei fili collegati a una batteria. A questo punto l’uomo avanza le sue richieste: 200.000 dollari USA in «valuta americana negoziabile», quattro paracadute (due primari e due di riserva) e un’autobotte pronta a Seattle per il rifornimento dell’aereo all’arrivo. L’assistente di volo riporta in modo preciso queste istruzioni in cabina d pilotaggio.
Intanto Cooper si sposta nel posto 15F vicino al finestrino e indossa egli occhiali scuri. Mentre gli altri passeggeri vengono avvisati che l’aereo subirà un ritardo, l’aereo sorvola l’area dello stretto di Puget per circa due ore, durante le quali la polizia di Seattle e l’FBI si adoperano per raccogliere i soldi per il riscatto, reperire i quattro paracadute e mobilitare il personale d’emergenza e i tiratori scelti da posizionare sull’aeroporto.
Gli agenti dell’FBI raccolgono il denaro per il riscatto da diverse banche della zona di Seattle, ottenendo diecimila banconote da venti dollari non segnate ma che per la maggior parte hanno numeri di serie (appartengono alla «serie 1969-C») che iniziano con la lettera di emissione «L», che indica la provenienza dalla Federal Reserve Bank di San Francisco. Cooper rifiuta i paracadute militari ad apertura vincolata offerti dalle autorità, chiedendo invece dei paracadute civili con sistema di apertura manuale, che la polizia di Seattle ottiene da una scuola di paracadutismo locale. Ricevuti i soldi d i paracadute, Cooper consente a tutti i passeggeri, all’assistente di volo Schaffner e all’assistente di volo senior Alice Hancock di lasciare tranquillamente l’aereo.

a destra possibile aspetto invecchiato di D.B. Cooper – di Gouvernement Fédéral des États-Unis – Gouvernement Fédéral des États-Unis

Alle 17:24 Cooper viene informato che tutte le sue richieste sono state soddisfatte ed alle 17:39 l’aereo atterra a Seattle-Tacoma. Il dirottatore ordina al comandante Scott di far rullare l’aereo in una pista isolata e di spegnere le luci in cabina per scoraggiare i cecchini della polizia.
A questo punto spiega finalmente il suo piano di volo all’equipaggio: una rotta da sud-est verso Città del Messico alla minima velocità che consenta di evitare di fare andare in stallo l’aereo (circa 157 nodi, ossia 290 km/h) e a un massimo di 10.000 piedi (3.000 metri) di altitudine. Per garantire una velocità minima, specifica che il carrello deve rimanere esteso e gli ipersostentatori alari abbassati di quindici gradi, e per consentire di volare a bassa quota ordina che la cabina rimanga depressurizzata.
Verso le 19:40 il 727 decolla con a bordo solo Cooper, i due piloti Scott e Rataczak, l’ingegnere di volo Anderson e l’assistente di volo Mucklow. Due caccia F-106, decollati dalla vicina base di McChord, si avvicinano all’aereo ed iniziano a seguirlo, uno sopra e uno sotto, in modo da stare fuori dalla vista di Cooper. Dopo circa quattro minuti dal decollo, il dirottatore chiede a Mucklow di unirsi al resto dell’equipaggio nella cabina e di rimanere lì con la porta chiusa;. Mucklow è l’ultima persona a vedere Cooper in vita. Verso le 20:00, in cabina di pilotaggio si accende la spia luminosa che indica che l’apparato della scaletta di coda è stato attivato; l’equipaggio offre assistenza a Cooper tramite l’interfono del velivolo, richiesta che viene seccamente respinta. Alle 20:13 l’equipaggio avverte un brusco cambiamento di pressione dell’aria, segno che il portello posteriore è stato aperto, e sempre a quell’ora la sezione di coda del velivolo subisce un improvviso movimento verso l’alto, abbastanza significativo da richiedere un intervento sui comandi per riportare il 727 in volo livellato.
Da quel momento Cooper scompare per sempre. L’area di ricerca si sposta diverse volte sia per l’FBI sia per i gruppi di volontari privati che si uniscono alle ricerche.

Alcuni indizi sono però venuti alla luce in periodi successivi: il primo riguarda Brian Ingram, all’epoca dei fatti un bambino di otto anni, che nel 1980, nove anni dopo i fatti, trovò sulle sponde del fiume Columbia circa 5.800 $ in tre pacchetti di banconote da venti (uno con novanta banconote e gli altri due con cento banconote), notevolmente deteriorate. I tecnici dell’FBI hanno confermato che il denaro era effettivamente una parte del riscatto e che le banconote erano tutte disposte nello stesso ordine di quando furono consegnate a Cooper. La seconda prova invece riguarda un foglio di istruzioni relativo alla scala di accesso di un Boeing 727 trovato alla fine del 1978 da un cacciatore a poca distanza dall’ipotetica zona di lancio di Cooper.

Il personaggio e la vicenda di D. B. Cooper sono stati citati nella cultura di massa in diverse occasioni, tra cui le serie televisive Journeyman, Leverage, in cui appare fisicamente (nella finzione), Numb3rs, Renegade, The Blacklist, Loki, e Prison Break, in cui compare un personaggio chiamato D. B. Cooper, il quale (nella finzione) corrisponde a Cooper. Viene citato anche nell'episodio 2x08 di Breaking Bad, nell'episodio 4x07 di Better Call Saul, nell'episodio 7x03 di Hawaii Five-0 e nell'episodio 5x08 di White Collar.

Alla sua vicenda è inoltre ispirato il film del 2004 Without a Paddle - Un tranquillo week-end di vacanza, diretto da Steven Brill e il documentario Il caso del dirottatore fantasma su History Channel.

D. B. Cooper viene citato nel romanzo Pioggia nera di Dennis Lehane.

Nel 1981 è stato girato il film The Pursuit of DB Cooper con Robert Duvall.

Nel primo episodio della serie tv prodotta dalla Marvel Studios Loki (2021), ambientato nel Marvel Cinematic Universe, viene rivelato che D.B. Cooper è in realtà Loki che, dopo aver perso una scommessa con Thor, è obbligato a dirottare l'aereo e a gettarsi dallo stesso con una valigetta piena di dollari, per poi sparire nel Bifrǫst. A differenza degli eventi reali, Loki si getta dall'aereo di giorno e durante una giornata di sole.

Nel 2022 è uscita una docu-serie su Netflix in cui si parla della sua storia intitolata D.B. Cooper: il dirottatore che svanì nel nulla.

Nel racconto di Stephen King Rita Hayworth e la redenzione di Shawshank, appartenente alla raccolta Stagioni diverse, viene citato da Andy Dufresne, che afferma che il vero nome di D. B. Cooper doveva per forza essere Sid Nedeau, un detenuto di Shawshank che aveva realizzato un'improbabile evasione.

La vicenda è al centro del romanzo Senza Sangue scritto dalla coppia di scrittori Douglas Preston e Lincoln Child.

Roger McGuinn scrisse la canzone Bag Full of Money, presente nel suo primo album omonimo del 1973, ispirandosi alla vicenda di D.B. Cooper.

Questo episodio di pirateria aerea rimane l’unico irrisolto nella storia dell’aviazione statunitense.

(Fonte di ricerca storica: Wikipedia)