di Misia Mistrani
Tempo di lettura: 2 minuto – 342 parole
Recensione dell’album che propone una rilettura rispettosa di alcuni brani del canzoniere di Fabrizio De André, un lavoro che attinge da album e singoli degli esordi del cantautore genovese. Dall’album traspare un amore profondo per Faber. La voce di velluto di Gueye e la chitarra di Carta danno voce a quei sogni sospesi in una dimensione senza tempo, alle storie di ieri che vivono ancora nella memoria collettiva di generazioni.

“Le Storie di Ieri (Clair de Lune)” del duo Denise Gueye – Marco Carta rilegge in modo filologicamente rispettoso una parte del canzoniere di De André, attingendo dagli album e dai singoli degli esordi di Faber, un mare magnum di brani, conosciuti soprattutto dai cultori di Faber (la lebretoniana Ballata del Miché, Fila la lana, adattamento di un brano popolare francese del XV secolo, File la laine; Il fannullone, uno sberleffo in musica alle convenzioni borghesi, con l’emblematico verso non si risenta la gente per bene/se non mi adatto a portar le catene).
Non mancano le reinterpretazioni di canzoni legate ad album successivi (Storia di un impiegato, Non al denaro, non all’amore, né al cielo, Volume 8).
In tanti si sono cimentati con il repertorio di De André, Denise Gueye e Marco Carta lo fanno con devozione al testo e alla melodia originale, in punta di piedi, senza inopportuni stravolgimenti.
Traspare, dalle riletture contenute nell’album, un amore profondo per Fabrizio De André, radicato in molti sardi, abitanti di quella Sardegna, dove, nelle parole di Fernanda Pivano, Faber è rimasto: era diventato un ragazzo e poi un uomo bellissimo, aveva fatto figli bellissimi e sempre bellissimi sogni. Ma i sogni oramai li chiamava canzoni.

Ecco, la voce di velluto di Gueye- che ricorda per intensità e timbro l’indimenticata Vanoni- e la chitarra di Carta danno voce a quei sogni sospesi in una dimensione senza tempo, alle storie di ieri che vivono ancora nella memoria collettiva di generazioni.
Particolarmente riuscita la title-track, accompagnata da un lyric video prezioso nella sua essenzialità, in linea con l’album.

