Riceviamo e pubblichiamo
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Nuovo singolo per l’artista piemontese che torna dopo sette anni dal progetto discografico precedente. Nel brano la condizione umana viene vista come un’instancabile e quasi vana ricerca di un assoluto che sembra sempre sfuggire. Più che un’epica eroica ci troviamo al cospetto di una lezione di resistenza.
A sette anni dall’ultimo progetto discografico, torna finalmente Giovanni Succi, con “Gran Bel Graal” (Altrove Publishing), il nuovo singolo disponibile ovunque.
Con il suo ritorno, Giovanni Succi mette in musica una riflessione profonda sulla condizione umana, vista come un’instancabile e quasi vana ricerca di un assoluto che sembra sempre sfuggire. Iniziamo in questo modo un viaggio che parte dalla nostalgia per una giovinezza inconsapevole e si trasforma in una missione che occupa l’intero arco dell’esistenza.

Succi sposta abilmente l’ambientazione del racconto dai grandi spazi naturali, come le correnti di un mare aperto, alla dimensione asettica e frenetica del mondo digitale contemporaneo. In questo contesto, l’ansia di trovare gratificazioni immediate si scontra con una realtà quotidiana spesso deludente o banale, passando anche per il contrasto tra l’approccio di chi studia la vita attraverso le pagine dei libri e la cruda realtà di chi, invece, deve incassarne i colpi quotidianamente. Pur, per entrambi, prospettandosi lo stesso finale.
Quella del cantautore piemontese è però tutt’altro che un’epica eroica, quanto piuttosto una lezione di resistenza.

L’obiettivo finale non è più il traguardo ideale, ma la capacità di restare in piedi nonostante le ferite e le perdite subite lungo il cammino. “Gran Bel Graal” si chiude con una presa di coscienza quasi liberatoria, dove l’onestà verso se stessi passa anche attraverso l’accettazione delle proprie debolezze e delle piccole finzioni necessarie per andare avanti.
Dal punto di vista produttivo, il lavoro è frutto di una stretta collaborazione tra Succi e Tristan Martinelli, registrato in un arco temporale che va dal 2025 fino alla primavera del 2026. L’arpeggio malinconico e ossessivo della chitarra di Giovanni Succi definisce l’atmosfera di questa ballad, che si posiziona come un’istantanea nitida e disincantata del nostro tempo.
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Giovanni Giuseppe Succi (Alessandria, 1969) è un musicista rock, cantautore e performer attivo dalla fine degli anni Ottanta nella scena indipendente italiana. Nel 1994 fonda i Madrigali Magri, con cui pubblica Lische (1998), Negarville (2000) e Malacarne (2002), imponendo una scrittura musicale ruvida e fortemente connotata sul piano letterario. Nel 2002 compone la colonna sonora teatrale L’Avaro, rafforzando il dialogo tra musica e parola. Dal 2005 è fondatore e voce dei Bachi da Pietra, progetto centrale del suo percorso artistico. Con la band pubblica una discografia articolata che comprende Tornare nella terra (2005), Non io (2007), Tarlo Terzo (2008), Quarzo (2010), Quintale (2013), Necroide (2015), Reset (2021), Res3t (2022) e Accetta & Continua (2023), consolidando un rock essenziale, viscerale e poetico. Parallelamente partecipa a progetti come La Morte e Spam & Sound Ensemble, e collabora con realtà di riferimento della scena alternativa quali Afterhours e Massimo Volume. Tra le esperienze internazionali figura la presenza nella colonna sonora della serie Sons of Anarchy (stagione 2, episodio 13). Nel 2012 realizza l’esecuzione integrale per sola voce de Il Conte di Kevenhüller di Giorgio Caproni in formato LP; nel 2014 pubblica Lampi per Macachi, personale rilettura dei brani di Paolo Conte. Seguono i lavori solisti Con ghiaccio (2017) e Carne cruda a colazione (2019), che confermano una poetica notturna e intensa, fondata sulla centralità della voce. Negli anni più recenti affianca all’attività performativa un ruolo curatoriale in ambito musicale collaborando con Germi - Luogo di Contaminazione di Milano, dove contribuisce alla programmazione e alla presentazione delle rassegne Germi’n’Jazz e Carne Fresca - Suoni dal Futuro, dedicate rispettivamente all’incontro tra linguaggi musicali e alla valorizzazione di artisti emergenti. Nel 2025 collabora con i Calibro 35, prestando la propria voce per la realizzazione della sigla della serie cult “Sandokan”, andata in onda sulla Rai. Un percorso che conferma la sua figura come autore e interprete capace di coniugare creazione artistica, ricerca sonora e visione culturale.
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