di Giacomo “nonnoatipico” Bertola
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Nel Paese della penisola balcanica, Moschee e Chiese Ortodosse si trovano a pochi passi l’una dall’altra… non è un caso: è la storia. Questo il tema del tema trattato da nonnoatipico, una nuova “tappa” che trova collocazione nei Balcani. 

Ci sono cose che si vedono e che subito si vogliono spiegare.
E poi ci sono quelle che si vedono e che, per un momento, si preferisce lasciar stare, goderne la stranezza prima che la ragione intervenga a classificarle.
A me è capitato così in Macedonia del Nord: camminando per il centro di Skopje, poi risalendo verso Tetovo e scendendo fino a Bitola, mi sono ritrovato a osservare qualcosa che non mi aspettavo. Moschee e Chiese ortodosse, minareti e campanili, gli uni accanto agli altri; non come eccezione bensì come regola.
La prima volta ho pensato ad una coincidenza, la seconda ad una distrazione di chi aveva pianificato la città, alla terza, alla quarta, alla decima, ho capito che stavo osservando qualcosa di antico e di preciso, qualcosa che non era nato per caso ma che aveva radici profonde quanto i secoli che questa terra porta addosso.

Ho cercato conferma, e la conferma è arrivata puntuale: la Macedonia del Nord conta oggi oltre 1200 chiese e monasteri e circa 600 moschee. In un paese di meno di due milioni di abitanti, queste cifre dicono tutto. La popolazione è per circa il 65% cristiana ortodossa e per circa il 35% musulmana: due comunità che da secoli abitano gli stessi borghi, attraversano gli stessi mercati, bevono acqua dagli stessi fiumi.
La mia impressione di viandante distratto non era un’illusione ottica: era storia che si rendeva visibile nello spazio.

Cinquecento anni sotto la stessa bandiera
Per capire perché una moschea e una chiesa si trovino spesso a pochi metri di distanza in Macedonia del Nord, bisogna tornare al XIV secolo, quando le armate ottomane attraversarono i Balcani e questa regione diventò parte di un impero che avrebbe governato per cinque secoli. L’Islam arrivò con i conquistatori turchi e con i coloni che seguirono, ma non arrivò da solo: arrivò su un substrato cristiano-ortodosso profondamente radicato, quello delle comunità slave che abitavano queste valli da generazioni.

L’Impero ottomano, almeno nelle sue forme più consolidate, non impose la conversione con la violenza sistematica; impose invece una gerarchia: i cristiani potevano praticare la loro fede ma con vincoli precisi e visibili: le chiese non potevano superare in altezza le moschee, non potevano avere campanili appariscenti, non potevano essere costruite in posizione dominante.
Ecco la ragione di quell’architettura a tratti misteriosa che si incontra nel Vecchio Bazar di Skopje: la chiesa di San Salvatore, Sveti Spas, costruita nel XVII secolo quasi nascosta tra i vicoli, con la navata parzialmente interrata proprio per rispettare i limiti di altezza imposti dalle autorità ottomane: una chiesa che si abbassa per poter esistere.
Le due comunità non si fusero, non scomparvero l’una nell’altra ma convissero, lentamente, in uno spazio condiviso.

Le moschee sorsero accanto alle chiese già esistenti, o talvolta al loro posto: alcune chiese bizantine furono convertite in moschee, come accadde alla moschea Sultan Murat a Skopje la cui posizione era in origine sede di un monastero medievale.
Quando poi l’impero declino e le comunità cristiane riacquistarono libertà di costruire, lo fecero negli stessi quartieri dove già esistevano le moschee, perché erano i quartieri dove vivevano da sempre; la prossimità fisica era inevitabile.

Tetovo e Bitola: la convivenza in pietra
A Tetovo, nel nord-ovest del paese a maggioranza albanese, la stratificazione religiosa diventa quasi tangibile: la Moschea Sharena, la moschea dipinta con le sue decorazioni floreali dai colori vivaci, è uno degli edifici più fotografati dei Balcani.
A poche centinaia di metri, chiese ortodosse con le loro icone scure ed il loro odore di incenso accolgono fedeli che vivono nella stessa via, frequentano lo stesso mercato, si salutano per nome.
Qui la convivenza non è un programma politico né un manifesto turistico: è semplicemente la condizione normale dell’esistenza sedimentata da secoli di vita comune.

A Bitola, nel sud del paese, l’atmosfera è diversa ma il fenomeno è lo stesso: quella che fu per generazioni “la città dei consoli” — sede di numerose ambasciate europee durante il periodo ottomano — porta ancora nei suoi edifici i segni di quella sovrapposizione di mondi. Moschee cinquecentesche convivono con chiese ortodosse e palazzi dalle influenze neoclassiche europee, tutto compresso nello stesso centro storico, tutto a distanza di passeggiata. Non c’è nessuna linea di confine, nessun quartiere separato, nessun muro visibile o invisibile che divida il sacro cristiano dal sacro islamico.

Foto 4 – Alaca Mosque (Sarena Mosque) in Tetovo, Macedonia

Una tolleranza che viene da lontano
La Macedonia del Nord è oggi costituzionalmente un paese di libertà religiosa, con cinque comunità ufficialmente riconosciute dallo Stato: la Chiesa ortodossa macedone, la Chiesa cattolica, la Chiesa evangelica metodista, la Comunità islamica e la Comunità ebraica. La legge proibisce le discriminazioni religiose e l’incitamento all’odio confessionale. Ma queste norme, per quanto necessarie, non spiegano da sole quello che si vede per strada. Le leggi possono sancire la tolleranza; non possono costruire da zero la familiarità tra vicini che si conoscono da generazioni.
C’è una storia più lunga, e più complicata, dietro quella convivenza. Una storia che include tensioni, conflitti, momenti di frattura: il paese ha attraversato una crisi interetnica grave agli inizi degli anni Duemila — ma che include anche una quotidianità condivisa che resiste. Gli albanesi musulmani e i macedoni ortodossi non hanno sempre vissuto in armonia perfetta ma hanno vissuto insieme e la vicinanza fisica dei loro luoghi di culto è anche la mappa di quella vita comune.
Perfino all’interno dell’Islam macedone convivono tradizioni diverse: accanto al sunnismo maggioritario esiste la corrente Bektashi, un ordine sufi caratterizzato da un alto livello di tolleranza interreligiosa, radicato nell’idea che le grandi fedi abramitiche condividano un’unica radice. Le tekke bektashi, aperte a tutti i visitatori indipendentemente dalla loro fede, sono un’altra tessera di questo mosaico.

Quello che resta, guardando

Torno alla mia impressione di partenza, quella che avevo voglia di verificare prima di affidarle troppe parole era fondata: i dati la confermano, la storia la spiega, i secoli la giustificano.
Ma la spiegazione, per quanto precisa, non esaurisce la sensazione che si prova stando in piedi davanti a una moschea e guardando a venti passi di distanza il tetto di una chiesa ortodossa.
C’è qualcosa in quella prossimità che va oltre la demografia e la storia dell’urbanistica.
C’è la testimonianza silenziosa di una possibilità: quella di abitare lo stesso spazio senza che lo spazio debba essere di uno solo.
Non è un modello esportabile, non è una formula e non è nemmeno una storia senza ombre. Ma è reale, è antico, ed è ancora lì!
E basta alzare gli occhi, in qualunque città della Macedonia del Nord, per vederlo.

DIDASCALIA E CREDITI IMMAGINI
Foto 1
Sveti Spas – Skopje
Chiesa dell’Ascensione di Gesù (Skopje)
Di Martin Brož – Martin Brož’s camera, CC BY 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=19940249
Foto 2
Immagini storiche di Skopje: Chiesa dell’Ascensione di Gesù, Skopje
Autore sconosciuto – Archivio di Stato della Repubblica di Macedonia (DARM), Dipartimento di Skopje
Dominio pubblico
By Unknown author – The State Archives of the Republic of Macedonia (DARM), Skopje Department, Public Domain, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=49571281
Foto 3
Darkocv
Opera propria
La chiesa del Santo Salvatore a Skopje e la tomba dell’eroe Goce Delčev.
Creative Commons Attribuzione-Condividi allo stesso modo 3.0 Unported
Foto 4
Alaca Mosque (Sarena Mosque) in Tetovo, Macedonia
Di Photo Balkan – Opera propria, CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=15044996
Foto 5
Di Марјан Петковски – Opera propria, CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=29475896
Foto 6
Particolari delle pareti dipinte della Šarena Džamija.
Di Adam Jones, Ph.D. – Opera propria, CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=29840863
Foto 7
L’interno della Šarena Džamija
Di Adam Jones, Ph.D. – Opera propria, CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=29841021
Foto 8
Šarena Džamija nel 1932
Di Људевит Бариќ – Accademia Macedone delle Scienze e delle Arti, CC BY-SA 4.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=53471294