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Al Museo Gypsotheca Antonio Canova di Possagno (TV) i lavori di restauro sul modello in gesso sono stati realizzati con il sostegno dei Musei Civici di Treviso. L’intervento conservativo è stato preceduto da una serie di indagini diagnostiche, come la termografia a infrarossi e analisi chimiche.
Tra le missioni del Museo Gypsotheca Antonio Canova a Possagno, una delle più importanti è dedicata alla conservazione e al restauro del proprio patrimonio, attraverso un’attività continuativa fondata sulla ricerca, sulla diagnostica e sulla collaborazione con università, istituzioni e centri specializzati, che consente di approfondire gli studi sulle opere e sui luoghi che custodiscono l’eredità di Antonio Canova.
S’inserisce in questa linea il restauro dell’Amorino (Principe Henryk Lubomirski) di Antonio Canova, uno dei modelli in gesso più significativi e più fragili della collezione, che è stato svelato sabato scorso 19 settembre 2026.



L’opera fu realizzata nel 1785 su commissione della principessa Elzbieta Czartoryska Lubomirska, che voleva un ritratto del giovane nipote Henryk.
Il ragazzo, timido, si prestò a posare solo per il volto, mentre per il corpo Canova fece riferimento a un modello antico. Nacque così un Amore giovinetto con l’arco appoggiato a terra, il capo dalla chioma fluente rivolto di tre quarti e il busto piegato verso il tronco d’albero che gli fa da sostegno.




Oltre a presentare gli esiti degli interventi sul manufatto canoviano, l’iniziativa ha fornito anche l’occasione per ripercorrere una vicenda conservativa lunga più di dieci anni. Arrivato a Possagno privo della testa e del busto, nel 2013 si è colmata questa lacuna, grazie a una collaborazione con il museo del castello Lubomirski di Łańcut in Polonia che conserva il marmo originale.
Attraverso la scansione tridimensionale della scultura di Łańcut, si è ricavato un calco fedele delle parti mancanti, riprodotto in gesso tramite stampa 3D e infine assemblato al resto del corpo scultoreo.




A distanza di anni, però, la scultura ha iniziato a mostrare segni di sofferenza. Ad esempio, lungo i margini di contatto tra le parti originali e quelle ricostruite, così come in prossimità della caviglia, sono comparse piccole fessurazioni, insieme a depositi e aloni sulla superficie, provocati dalla presenza di sali solubili, rimasti all’interno della struttura cava e progressivamente migrati verso la superficie dalle variazioni di umidità, contribuendo al degrado di alcune aree.
Per questo motivo si è reso necessario un nuovo intervento conservativo, preceduto da una serie di indagini diagnostiche, come la termografia a infrarossi e analisi chimiche, affidato alla ditta Passarella Restauri S.r.l., con il sostegno dei Musei Civici di Treviso.
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