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Dal 24 settembre 2026 al 24 gennaio 2027 la mostra pensata per svelare l’essenza di un’opera che ha come costante la ricerca della felicità nei dettagli di tutti i giorni. Pioniere della fotografia umanista francese e del reportage di strada insieme a Henri Cartier-Bresson, Doisneau ha dedicato la vita a immortalare l’umanità minuta di Parigi e dei suoi dintorni, cogliendo con discrezione la spontaneità di ogni gesto ed emozione.

È difficile dire se sia davvero il bacio più celebre di sempre nella storia della fotografia. Di sicuro, però, quel momento rubato alla folla e al traffico cittadino di Place de l’Hôtel de Ville a Parigi merita a pieno titolo un posto sul podio. A firmare l’iconico scatto è Robert Doisneau, il maestro dello sguardo a cui il Palazzo dei Musei di Modena rende omaggio a partire dal 24 settembre 2026 e fino al 24 gennaio 2027.
Promossa dal Comune di Modena e prodotta da Silvana Editoriale, la mostra è pensata per svelare l’essenza di un’opera che ha come costante la ricerca della felicità nei dettagli di tutti i giorni.

Robert Doisneau – Concierge aux lunettes – Paris -1945 – © Robert Doisneau

Questa mostradichiara il Sindaco di Modena Massimo Mezzettiparla a tutti e prosegue la caratterizzazione che intendiamo dare a questa ala del Palazzo dei Musei: esposizioni che possano catturare l’interesse dei modenesi come dei tanti turisti che scelgono la nostra città in tutti i periodi dell’anno. Robert Doisneau amava l’umanità e ha dedicato la sua vita a ritrarla con partecipazione emotiva negli scatti che ha realizzato. Credo che anche questo sia uno degli aspetti del successo universale della sua fotografia. Ringrazio Silvana Editoriale per il lavoro portato avanti assieme al nostro Assessorato alla Cultura. Siamo certi che, come per de Chirico, anche questa sarà una mostra di grande risonanza che accompagna il successo che Modena sta riscuotendo nell’ambito del turismo delle città d’arte“.
Pioniere della fotografia umanista francese e del reportage di strada insieme a Henri Cartier-Bresson, Doisneau ha dedicato la vita a immortalare l’umanità minuta di Parigi e dei suoi dintorni, cogliendo con discrezione la spontaneità di ogni gesto ed emozione.
L’esposizione sceglie di non seguire un rigido ordine cronologico o tematico, creando un dialogo continuo tra scene d’interno e di strada: catene di montaggio, banconi di bar, portinerie, feste di paese, jazz club e aule scolastiche. Dai lavori commissionati al suo girovagare senza meta per le vie parigine, emerge un’attitudine mentale unica, evidente anche negli scritti e nelle didascalie autografe. Uno stile visivo che fonde grazia, ironia e una libertà espressiva dai tratti quasi surrealisti. Come suggeriva il celebre naturalista francese Buffon affermando che “lo stile è l’uomo”, le immagini di Doisneau finiscono per rispecchiare l’anima stessa dei suoi soggetti, lasciando affiorare un velo di sottile nostalgia e inquietudine.

Robert Doisneau – Mademoiselle Anita – Paris – 1951 – © Robert Doisneau

Curata da Gabriel Bauret, la mostra raccoglie centotrentacinque stampe ai sali d’argento in bianco e nero, di cui una parte vintage, provenienti direttamente dall’Atelier Robert Doisneau di Montrouge. In quel laboratorio il fotografo ha sviluppato, custodito e amato i suoi scatti per oltre cinquant’anni, fino alla scomparsa nel 1994, lasciando in eredità un immenso patrimonio di quasi 450.000 negativi.
Il racconto di Doisneau è delicato, mai invadente, sempre complice nei confronti dell’animo umano. Si fa quasi affettuoso quando mette a fuoco bambini e giovani innamorati.
«Cercavo solo di rappresentare un mondo in cui mi sarei sentito a casa, – ha raccontato l’artista, – un luogo abitato da persone gentili, capace di restituirmi la tenerezza di cui avevo bisogno. Le mie immagini servivano a dimostrare che un posto del genere poteva esistere davvero».
E aggiungeva: «Amo la gente per le sue imperfezioni. Mi sento a mio agio tra le persone comuni. Ci parliamo: si comincia commentando il tempo e poi, senza accorgersene, si passa a ciò che conta davvero. Quando le fotografo non mi comporto da osservatore freddo che analizza un vetrino al microscopio. È uno scambio profondamente umano, ed è meraviglioso accendere i riflettori su chi di solito vive nell’ombra. Il fotografo deve assorbire la poesia del momento come una carta assorbente; la tecnica deve diventare un gesto istintivo, quasi biologico».

Robert Doisneau – Les Frères – Paris – 1934 – © Robert Doisneau

Nato nel 1912 a Gentilly, alle porte di Parigi, Doisneau muove i primi passi come apprendista nello studio di un fotografo pubblicitario. Il suo interesse, tuttavia, si sposta ben presto sui quartieri popolari e le periferie della capitale, ritratti distribuiti poi dall’agenzia Rapho, di cui diventa una figura centrale. Durante il secondo conflitto mondiale mette le sue competenze al servizio della Resistenza, falsificando documenti per i ricercati. Finita la guerra, firma diversi servizi per “Vogue” e nel 1949 pubblica La Banlieue de Paris insieme allo scrittore e amico Blaise Cendrars: un’opera fondamentale che inaugura una lunga serie di narrazioni visive sulla vita periferica, raccontata sempre con profonda empatia e un’inconfondibile vena di ironia.

L’esposizione è promossa dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo, è patrocinata da il Resto del Carlino e sostenuta dalla Fondazione di Modena. TRC Modena e Radio Bruno sono media partner. L’esposizione si avvale inoltre della collaborazione degli sponsor tecnici Colli&Vasconi e Arch Insurance (EU) e del partner Modenamoremio.