Oggi la nostra redattrice Giulia Quaranta Provenzano ci propone l’intervista al duo rap. Con l’occasione, i due giovani – entrambi, al secolo,  chiamati Francesco – si sono un po’ raccontati…

Ciao! Quando, come ma soprattutto mossi da quale motivazione interiore vi siete approcciati alla musica e avete iniziato il vostro viaggio in questo mondo (tutto ciò anche in relazione al vostro nome d’arte)? “Buongiorno Giulia! Il nostro percorso quale duo, come Flusso93, ha avuto avvio nel 2019… anche se, in realtà, siamo amici da una vita. Eravamo nella stessa classe alle scuole superiori ma, all’epoca, solo Frenz faceva musica e non avevamo la benché minima idea di quello che poi avremmo realizzato insieme anni dopo. La motivazione principale che ci ha uniti artisticamente è il comune gusto musicale e la voglia di esprimere le nostre idee ed esperienze utilizzando il linguaggio del rap”.

Da piccoli chi immaginavate e sognavate di diventare “da grandi” e che bambini siete stati? Ci raccontate un po’ – partendo dai vostri primi passi – in che modo siete arrivati a fare musica? Frenz – Sono sempre stato un sognatore, da bambino immaginavo la vita dei grandi come qualcosa di fantastico e affascinante. Sovente fantasticavo su cosa avrei fatto da adulto e il sogno ricorrente era solo uno, cioè il musicista. Poi, crescendo, ho frequentato il conservatorio e mi sono diplomato… tuttavia ho smesso e ripreso a fare musica mille volte ed ora eccomi qui… credo che non smetterò mai più. Fra – Da piccolo avevo spesso paura, un po’ di tutto… del confronto con gli altri, del giudizio delle persone, di sbagliare e di non essere all’altezza delle varie situazioni. Desideravo diventare un calciatore di successo così da mettere a tacere i miei timori di cui sopra. Pian piano, però, cambiarono tante cose nella mia esistenza tant’è che il sogno del quale detto si affievolì e altrettanto le mie angosce… facendo spazio, piuttosto, alla voglia di una quotidianità serena e lineare. Questo fino a tre anni fa, quando ho rivisto Frenz ed è successo qualcosa di magico… dopo avergli confessato che scrivevo testi da oltre dieci anni, un po’ come una sorta di diario, abbiamo cominciato l’attuale cammino assieme e chissà dove ci porterà!”.

Cosa rappresenta per voi l’Arte, la musica in particolare e quale ritenete esserne il potere nonché principale pregio e valore? Per quello che vi riguarda, essa nasce dall’intimistico “auto centrico”/autobiografico o ha maggiormente a che vedere con il sociale-politico in senso ampio?A nostro parere la musica deve essere, anzitutto, un forte mezzo di espressione dacché è ciò il suo grande pregio. Essa, infatti, concede a chiunque la componga o la esegua la possibilità di esprimere le proprie emozioni e i propri pensieri… e nessuno potrà mai dire che sono giusti/sbagliati, belli/brutti, perché la musica è tutta bella e tutta giusta – lo dimostra la sua evoluzione continua e il numero sempre crescente di persone che l’approcciano a differenti livelli! La nostra, di musica, solitamente non ha in sé e non è volta a comunicare alcun messaggio politico-sociale, fatta eccezione per la canzone “Libera”. Questo brano è nato per il Fiocchetto Lilla, simbolo della lotta contro i Disturbi del Comportamento Alimentare, al fine di diffondere la consapevolezza che tali patologie si possono oggi curare. Noi, di solito, musicalmente non siamo del tutto autobiografici (sebbene il rap si presti molto all’uso della prima persona) ossia non ogni azione cantata è stata compiuta dai sottoscritti, alcune sì e altre no dato che raccogliamo anche le storie di chi ci circonda”.

Nella musica quale ruolo vi sembra rivesta l’immagine visiva, l’estetica, nel veicolarne il significato (per esempio nei videoclip) ma pure nell’essere, chissà, almeno in parte e di primo acchito il “bigliettino da visita” di ciascuno di noi? Sicuramente, nel mondo in cui viviamo, l’immagine conta tantissimo… tant’è che dare luogo a certi contenuti è, senza alcun dubbio, un bigliettino da visita molto potente. Per noi, comunque, la musica viene prima di tutto e soprattutto è necessario distinguere la presenza sui social con fotografie e con video – che spesso non raccontano nulla, se non l’ostentazione di beni o pensieri – da ciò che invece è arte visiva e che, quindi, può fungere da completamento dell’opera musicale. Ad esempio, un videoclip può accentuare il significato della canzone e suggerire una qual certa chiave di lettura.. Per quello che ci riguarda, piace che i videoclip e i book siano una parte integrante del progetto Flusso93 e che ci rappresentino”.

Quanto “pesano” rispettivamente il testo, la voce e la melodia nelle vostre canzoni e in quelle che maggiormente apprezzate? “A nostro dire, le tre citate componenti devono andare a braccetto. Amiamo, poi, i testi ricchi di significati nascosti”.

A vostro avviso la musica destinata a fare Storia può essere soltanto quella in linea con i consolidati ascolti abitudinari e prediletti dalla maggioranza in base al luogo e periodo in cui si vive, o piuttosto è quella che si differenzia e talvolta non viene subito capita e/o apprezzata perché non conforme alla già “digerita moda” vigente? Voi sareste disposti a scendere a qualche compromesso con la vostra emozionalità e artisticità per “ingraziarvi” un sempre maggiore favore di pubblico? “Abbiamo idea che non ci sia una sorta di ricetta per passare alla Storia benché, ovviamente, un brano – per giungere ai posteri – debba essere ascoltato dal più ampio pubblico possibile. Non per forza, tuttavia, si deve seguire la moda del momento… ma, di certo, una canzone senza tempo deve descrivere situazioni ed emozioni che non cambino con il passare delle generazioni. Un compromesso con la propria autenticità, secondo noi, potrebbe avere senso solamente se si vuole sbancare al botteghino in estate… non è ammissibile, invece, se si ambisce a rimanere in radio per vent’anni”.

La capacità di rinnovarsi quanto è fondamentale, secondo voi, e cosa significa/comporta? “Se ci si adatta alle esigenze del mercato vuol dire che si è indietro, che si è già perdenti. Le tendenze vanno anticipate, l’innovazione e l’originalità sono fondamentali. Ecco, pertanto, che è importantissimo ascoltare tanta musica di artisti, generi e Paesi differenti. In Italia, tendenzialmente, siamo quasi sempre in ritardo a riguardo delle mode musicali”.

Quando guardate, leggete, ascoltate un artista e una persona di spettacolo cosa vi impressiona positivamente e più vi entusiasma tanto da farvelo ritenere tale? Musicalmente c’è qualcuno al quale guardate con stima e con cui vi piacerebbe collaborare? “Ammiriamo chi riesce a condividere un determinato qualcosa in un modo nel quale noi non siamo stati e, probabilmente, non saremmo nemmeno capaci… Dobbiamo, ossia, chiederci come – a quel tizio – gli è saltato in mente di fare quello che ha fatto. Ad oggi, collaboreremmo volentieri con un numero enorme di artisti… il panorama italiano è davvero interessante a tutti i livelli”.

Le decisioni, nei più disparati ambiti del vivere, attualmente da quale bussola vi sembrano orientate? Quali le priorità e i valori a timone della vostra di vita e ritenete che sia possibile la libertà del singolo pur non trasformandola in egoismo e tirannia del personale? La vita è una e bisogna viverla senza rimpianti. È necessario buttarsi, alle volte anche in maniera cinica. Avere vicino le presone giuste è essenziale, perché i sacrifici e decisioni che si prendono si riflettono su chi ci sta intorno… e senza il giusto supporto tutto diventa molto più pesante. Ci vuole un pizzico di egoismo, altrimenti il pericolo è quello di vivere soltanto di rimpianti”.

Qual è l’istante in cui, se esiste realmente un tale istante, secondo voi un emergente capisce che non lo è più?Quando si fa un live in una città a 200 km dalla propria e la cassiera dell’autogrill ti chiede un autografo per suo figlio”.

I ricordi, la pianificazione e la progettualità, la sperimentazione e l’osare quanto sono fondamentali nella vostra esistenza e in che misura la veicolano a livello artistico? Nella musica, vi sembra di seguire e consigliereste di assecondare l’istinto oppure la razionalità? “Nella musica usiamo e consigliamo di utilizzare l’istinto… ma tutto ciò che prescinde dalla scrittura è pianificazione e progettualità. Non si e ci si improvvisa. Bisogna provare i singoli, andare in studio, pianificare le call con il producer, con il manager, con l’etichetta nonché incastrare materialmente il tempo per la musica con il lavoro… e, magari, trovare persino il tempo per vivere”. 

Infine, a proposito di social, qual è il vostro pensiero al riguardo e con quale finalità vi ci approcciate e li utilizzate [clicca qui per io profilo Instagram]? “Dal nostro punto di vista, i social devono essere un mezzo e non lo scopo del vivere. Essi permettono di far viaggiare velocemente le idee e di conoscere tante persone… ciò è positivo, ma la vita vera non è online”.