Ritorna Daniela con un intervento visto con gli occhi della figlia Vittoria: il primo scritto quando la figlia aveva quattro mesi. Ora ne ha otto e “la vita la vede in modo assai diverso”.

Ciao, sono Vittoria, avevo condiviso con voi lettori i miei pensieri qualche tempo fa quando avevo soltanto 4 mesi, ora ne ho ben 8 e posso dire di vedere la vita in modo abbastanza diverso (clicca qui per l’articolo precedente).
Gattono, mi alzo in piedi ovunque e a breve penso che camminerò, sto perfezionando la tecnica spostandomi di divano in divano e spingendo avanti e in dietro la seggiolina rossa di ikea di mio fratello Nico, la cosa più divertente che abbia mai fatto.
Mia mamma sostiene che io sia brava ma vivace, credo sia qualcosa di positivo in quanto lo dice sorridendo.
Ho iniziato ad andare al nido, ci ho messo qualche giorno ad ambientarmi e non l’ho presa benissimo quando al quarto giorno mia mamma mi ha mollata lì da sola in braccio alla tata ed è andata a farsi un giro.
In quel momento ho capito che qualcosa stava cambiando.

Poi mi sono ambientata, non è così male, ho qualche amico più grande che mi sta insegnando un po’ di cosette che credo mi saranno utili come tenere il cucchiaino a pranzo, sono ancora una frana, per il momento mi faccio imboccare, prima o poi ce la farò da sola.
Lunedì la mamma tornerà al lavoro, non so bene cosa sia il lavoro, ma mi è chiaro che andrà da qualche parte e che questo rappresenta per lei un nuovo cambiamento.
Cambiamento o anche trasformazione o evoluzione, sembrano belle parole eppure le prime sensazioni non sono proprio belle.
E infatti al nido inizialmente non mi piaceva proprio, adesso è una cosa ganza, mi fa sentire bella indipendente, insomma, va bene così. 
Altro esempio eclatante è quando ero ancora nella pancia, stavo alla grande, faceva calduccio, una sorta di realtà ovattata e protetta, scalciavo e la mia mamma era sempre lì con me.

Poi sono nata e come spiegarvi lo shock che ho provato: improvvisamente ho iniziato a respirare e ho pianto forte, poco dopo ho aperto gli occhietti e che botta, non avevo mai visto la luce così forte, avevo anche famissima, avevo sempre avuto lo stomaco pieno in ogni momento e non capivo ancora cosa fosse quella fastidiosa sensazione.
Ecco, provate un po’ ad immaginare tutto questo nell’arco di pochi minuti, dire che questa trasformazione sia stata piacevole anche no.
Ma poi ho conosciuto la mia mamma e il mio papà e anche il mio fratellone.
Mi sono ambientata e ora sono molto felice che sia andata così.
Ho sentito dire che sta tutto nell’uscire dalla propria zona di confort, la fanno facile questi studiosi, però ok, grazie alla mia esperienza posso dire di essere d’accordo.
Pensavo alla mia mamma.
Anche lei deve aver affrontato un po’ di stress da un anno a questa parte.

Prima della mia nascita lavorava a tutto ritmo (sì anche con la mega pancia) fino all’ottavo anche nono mese.
Poi sono arrivata io e i primi mesetti sono tosti tra allattamento, le nottatacce (sì qualche colica non me la sono fatta mancare).
Passata la tempesta abbiamo iniziato a fare delle belle passeggiate, sorseggiava caffè con altre mamme e al lavoro non ci pensava proprio più (strano ma vero!).
Ho iniziato a girarmi, a sedermi, a mangiare le pappe (la mia evoluzione!), a dormire di più e ora vado al nido e lei tornerà al lavoro, concordo che debba andare, cosa farebbe a casa senza di me?
Certo potrebbe scrivere un altro libro ma penso sia il momento di tornare alla sua vita da grandi, a vestirsi bella (basta tute!), a truccarsi, a fare video call e tutto il resto, le farà bene, benissimo!
E se lei è felice, lo sono anch’io.
Le mamme sono le migliori agenti del cambiamento che io abbia mai conosciuto: sanno evolversi, trasformarsi, uscire dalla zona di confort e riadattarsi in fretta. Sono semplicemente straordinarie!
Un abbraccio a tutte le mamme, con affetto.
Vittoria