di Fabrizio Capra
foto © Dominique Souse
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Intervista con la violoncellista, cantante e compositrice cubana che oggi esce con il suo nuovo album dal titolo “Alamar” e che, attualmente, è impegnata nel tour italiano. Ana Carla ha risposto alle nostre domande parlando del suo nuovo disco e della sua musica. E in conclusione una domanda su Cuba oggi.

Come è nato Alamar e cosa ci trova un ascoltatore?
“Alamar” nasce da una storia molto personale, legata alle mie radici e alla mia famiglia. È un viaggio nella memoria, ma anche nell’emozione. Un ascoltatore trova ritmo, energia, ma anche momenti molto intimi. È una musica che si sente con il corpo e con il cuore.

Perché il nome Alamar?
Alamar è il quartiere dell’Avana dove sono nata. Ma è anche un luogo simbolico, legato alla storia dell’esilio della mia famiglia. È una storia personale che diventa universale.

Un album che ti sei prodotto: una tua scelta?
Sì, è stata una scelta molto importante. Ho voluto produrre il disco per proteggere la mia visione artistica. Per me era fondamentale restare libera in ogni dettaglio.

Come è stato accolto il nuovo album nei concerti italiani?
In modo molto forte. Il pubblico italiano è molto emotivo e molto diretto. C’è una connessione immediata, molto vera. I concerti sono momenti di grande energia.

Quanto le radici della musica cubana influiscono sulla tua creatività?
Moltissimo. A Cuba la musica è una forma di vita. Il ritmo è qualcosa di naturale, fa parte del quotidiano. Questo vive sempre nella mia musica.

È possibile creare un ponte musicale tra la tradizione cubana e l’Europa?
Sì, assolutamente. La mia musica nasce proprio da questo incontro. Unisce la profondità della musica classica e l’energia dei ritmi cubani.

Dove trovi ispirazione per creare i tuoi brani?
Nella vita. Nelle esperienze, nei viaggi, nelle persone. Ogni brano nasce da qualcosa di reale, vissuto.

Il tuo violoncello sembra “parlare”: ti ritrovi in questa idea?
Sì, molto. Il violoncello è la mia voce. È il mio modo di esprimere emozioni, senza bisogno di parole.

Suonare e cantare allo stesso tempo: cosa provi?
Per me è qualcosa di molto naturale. È come un dialogo tra due parti di me. In quel momento sento una connessione molto profonda.

Nuovi progetti?
Sto vivendo molto intensamente questo momento. Il tour è molto importante per me. Ma continuo sempre a creare, a immaginare nuovi progetti.

Cuba oggi: il tuo pensiero?
Mantengo un legame molto forte con Cuba. La situazione è complessa e mi preoccupa molto. Il popolo cubano merita rispetto, dignità e sostegno. Allo stesso tempo c’è una grande forza umana. La musica continua ad essere una forma di resistenza e di gioia.

Un grazie ad Ana Carla per la sua disponibilità e a Silvia Eccher di Parole e Dintorni per la preziosa collaborazione.