di Fabrizio Capra
foto dal profilo Facebook dell'artista
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Intervista con la giovane artista che ci ha parlato, rispondendo alle nostre domande, di musica, in particolare della sua, della sua attività e dei suoi progetti.
Ho conosciuto Sara Naldi, giovanissima cantautrice e interprete, nel corso della prima serata del “Festival della TV”, evento che si è svolto a fine maggio a Dogliani, in provincia di Cuneo.
Come mi capita spesso quando mi avvicino all’ascolto di una/un giovane artista sono sempre attento a non farmi prendere da facili entusiasmi ma quella sera l’esibizione di Sara per me, personalmente, è stata una piacevole scoperta, anzi posso affermare che mi ha entusiasmato.

Ho visto – oltre che ascoltato – una giovane artista che si è mossa sul palco come una veterana, e attraverso la sua voce riesce ad arrivare direttamente a colpire positivamente che l’ascolta.
Man mano che procedeva nella sua scaletta – fatta di inediti, cover e interpretazioni – cresceva in me la voglia di dedicarle spazio sulla rivista e quale modo migliore se non intervistarla.
Chi è Sara Naldi? Ti presenti ai lettori di Ottiche Parallele Magazine?
Ciao a tutti! Sono Sara Naldi, una ragazza che ha scelto di raccontarsi attraverso la musica. Prima ancora di essere una cantante, sono una persona curiosa, sensibile e sempre alla ricerca di emozioni da trasformare in canzoni. Amo mettermi in gioco e credo che la musica sia il modo più autentico che conosco per comunicare.
Come ti sei avvicinata alla musica?
La musica è entrata nella mia vita molto presto. Ho sempre cantato, anche da bambina, quasi senza rendermene conto. Crescendo mio nonno ha capito che non era solo una passione, ma qualcosa di cui avevo davvero bisogno. Da lì sono arrivati lo studio, le prime esperienze dal vivo e la voglia di scrivere quello che sentivo.

Che tipo di musica ascolti?
Ascolto davvero tanta musica e mi piace non mettermi limiti. Passo dal pop al cantautorato, dal soul all’R&B, fino ad alcuni artisti internazionali che mi ispirano molto. Credo che ogni genere possa insegnare qualcosa e arricchire il proprio modo di fare musica.
Dove trovi l’ispirazione per i tuoi testi?
Principalmente nella vita di tutti i giorni. Le esperienze personali sono una fonte importante, ma mi ispirano anche le storie delle persone che incontro, i libri, i film e persino una semplice conversazione. Mi piace osservare e trasformare le emozioni in parole.
Ti ho visto dal vivo e devo dire che sai viverlo con grande esperienza. Ci racconti la tua emozione nell’esibirti su un palco?
Ti ringrazio, è un complimento che mi fa davvero piacere. Salire su un palco è ogni volta un’emozione diversa. C’è sempre un po’ di adrenalina prima di iniziare, ma appena parte la musica tutto il resto scompare. In quel momento esistono solo le canzoni, il pubblico e lo scambio di energia che si crea. È una sensazione difficile da spiegare, ma è uno dei motivi per cui amo questo lavoro.

Hai cantato alcune canzoni non tue ma le interpretavi come lo fossero: come scegli le canzoni di altri da inserire in scaletta?
Scelgo solo brani nei quali riesco a riconoscermi. Non mi interessa cantare una canzone solo perché è famosa: deve emozionarmi e devo sentire di poter raccontare qualcosa di mio attraverso quelle parole. Solo così riesco a interpretarla con sincerità.

Invece quando canti i tuoi brani cosa provi dentro?
È qualcosa di ancora più intenso. Ogni canzone porta con sé un pezzo della mia storia e condividerla con il pubblico significa mostrarsi senza filtri. È un momento molto vulnerabile ma anche estremamente liberatorio, soprattutto quando capisco che qualcuno si ritrova nelle mie parole.
Recentemente intervistando una cantante si parlava di disparità di genere tra cantanti donne e cantanti uomini: cosa ne pensi?
Penso che, nonostante siano stati fatti dei passi avanti, ci sia ancora tanto da fare. Le donne nel mondo della musica spesso vengono giudicate anche per aspetti che non hanno nulla a che vedere con il loro talento. Mi auguro che si arrivi sempre di più a valutare un artista esclusivamente per ciò che propone e per il suo valore, senza etichette o pregiudizi.

Cosa c’è nel tuo futuro immediato, musicalmente parlando?
Sto lavorando a nuova musica e non vedo l’ora di farla ascoltare. Il mio obiettivo è continuare a crescere, pubblicare nuovi brani e portare la mia musica dal vivo il più possibile. Il palco resta il posto dove mi sento più viva.
Apri il tuo cassetto dei sogni musicali: cosa c’è dentro?
Ci sono tanti sogni. Vorrei arrivare a un pubblico sempre più ampio, collaborare con artisti che stimo e vivere di musica ogni giorno. Mi piacerebbe esibirmi nei grandi festival e, perché no, salire un giorno sul palco dell’Ariston. Ma il sogno più grande è continuare a emozionare le persone con quello che scrivo.
Vorrei chiudere chiedendoti un pensiero personale su questo problema enorme della violenza nei confronti delle donne?
È un tema che riguarda tutti, non solo le donne. Credo sia fondamentale continuare a parlarne, educare al rispetto fin da piccoli e non voltarsi mai dall’altra parte. Nessuna persona dovrebbe vivere nella paura o sentirsi privata della propria libertà. Ognuno di noi, nel suo piccolo, può contribuire a costruire una cultura fondata sul rispetto, sull’ascolto e sulla dignità.
Ringrazio Sara per la sua disponibilità nel rispondere alle nostre domande.
