Riceviamo e pubblichiamo
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Dal 21 giugno al 31 luglio 2026 nell’edificio della frazione di Castel del Rio (BO) venti cavalletti da pittore compongono un icosaedro – il solido platonico formato da venti triangoli equilateri, e come tutti i solidi regolari perfettamente iscrivibile in una sfera. La scelta non è ornamentale ma filosofica, radicata nel pensiero platonico che nel Timeo assegna all’icosaedro l’elemento acqua.
“Hannah” è un’installazione scultorea di Marco Di Giovanni concepita per la Chiesetta di Moraduccio, frazione di Castel del Rio (BO), evento a cura di Maria Katia Tufano.
Venti cavalletti da pittore compongono un icosaedro – il solido platonico formato da venti triangoli equilateri, e come tutti i solidi regolari perfettamente iscrivibile in una sfera. La scelta non è ornamentale: è filosofica, radicata nel pensiero platonico che nel Timeo assegna all’icosaedro l’elemento acqua, proprio per la capacità delle sue facce di scorrere le une sulle altre come fanno le molecole di un liquido.

All’apice di ogni vertice una tela circolare: pennellate liquide, vibrazioni cromatiche racchiuse da un orizzonte, immagini d’acqua che purificano ed elevano lo sguardo. Il cavalletto – strumento del fare pittura, supporto che di consueto scompare dietro l’opera – diventa qui materia stessa della scultura. Il mezzo si fa corpo; il processo si fa forma.
L’acqua è per Platone l’elemento della trasformazione e del passaggio: ciò che muta forma senza perdere natura. Scegliere l’icosaedro significa scegliere questa logica – non la fissità del monumento, ma la fluidità di qualcosa che continua a scorrere. Hannah non congela; attraversa.
Le forme acquarellate in azzurro sulle tele derivano da una serie di disegni a matita e carboncino in cui il tratto, pulito e modulato con pressioni differenti, trasforma il segno in respiro. Nei paesaggi rappresentati, l’acqua si distilla fino a diventare luce: come se il carboncino avesse trattenuto solo l’essenziale di ciò che scorre.
L’inaugurazione è fissata per il 21 giugno – solstizio d’estate, il giorno più lungo dell’anno: il punto dell’anno in cui il tempo si dilata e la luce non vuole finire. Due declinazioni di uno stesso elemento. Due modi di nominare Hannah.
L’installazione è visitabile fino al 31 luglio 2026.
“Hannah”
installazione scultorea di Marco Di Giovanni
Evento a cura di Maria Katia Tufano
Luogo Chiesetta di Moraduccio, via Ronco, Moraduccio - frazione di Castel del Rio (BO)
Periodo 21 giugno – 31 luglio 2026
Inaugurazione 21 giugno, ore 11:00/19:00
Orari di visita sabato e domenica 11:00/19:00
su appuntamento tramite WhatsApp al +39 3497506800

Marco Di Giovanni è nato a Teramo nel 1976, ha frequentato l'Accademia di Belle Arti di Bologna e il DAMS, dopo una formazione iniziale in fisica e matematica. Vive e lavora tra Imola e Valsalva. La sua ricerca si sviluppa all'intersezione tra arte visiva, filosofia e scienze: lo studio di testi ermetici e della geometria come linguaggio dell'invisibile dialoga con un interesse profondo per la fisica quantistica, l'ottica e la tematica spazio-tempo. Queste tensioni intellettuali si traducono direttamente nelle sue sculture e installazioni site-specific, che indagano i meccanismi della visione e della percezione, la natura della luce e le categorie dello spazio e del tempo come esperienze plastiche. Nelle opere della fase iniziale, materiali di recupero – tubature, cisterne ferrose, vecchi indumenti – vengono riassemblati attraverso l'inserimento di lenti ottiche che dischiudono l'interno delle strutture allo sguardo del pubblico, aprendo una tensione continua tra dentro e fuori, tra persistenza e mutabilità. Le sue opere figurano in mostre collettive internazionali tra cui: Things are Queer – Highlights from UniCredit Collection, Marta Museu (Herford); Museion (Bolzano); MAMbo - Museo d'Arte Moderna (Bologna); Casa Testori (Novate Milanese); Russian Academy of Arts (Mosca); VIII Contemporary Istanbul. Nel 2025 presenta un progetto presso la Libreria Bocca di Milano; nel 2026 espone alla Fondazione del Monte di Bologna. Lavora in stretta relazione con lo spazio espositivo, inteso come elemento attivo e costitutivo dell'opera.
