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Dal 6 novembre sarà disponibile il nuovo singolo dell’artista pop, un brano che racconta il bisogno di proteggersi e la scoperta che lasciarsi avvicinare, anche dopo le ferite del passato, può aprire una nuova possibilità di amare. Per la prima volta il cantautore porta in musica una parte della sua vita privata mai raccontata prima.

Ci sono storie che si possono raccontare soltanto quando si trova il coraggio di guardarle con occhi diversi.
È da questa consapevolezza che nasce “ASOCIALE”, il nuovo singolo di Alessio Bernabei, in uscita il 6 novembre (DIY ITALIA, distribuzione Believe / https://bfan.link/asociale). Una ballad intima e profondamente personale, che segna il ritorno di una delle voci più apprezzate dal pubblico del panorama pop italiano.

Negli anni Alessio ha saputo attraversare generi e sonorità differenti, reinventandosi e indossando ogni volta una veste nuova. Con “ASOCIALE” sceglie di andare oltre le trasformazioni musicali per avvicinarsi a una dimensione ancora più autentica: quella della propria storia. Per la prima volta, infatti, il cantautore porta in musica una parte della sua vita privata che non aveva mai raccontato prima, condividendo fragilità, ricordi e meccanismi di difesa che hanno contribuito a definire il suo rapporto con gli altri.
«Sono sempre stato un po’ asociale – racconta Alessio – Da bambino ero quello che non giocava a calcio perché non mi piaceva, quello affascinato dai film di Tim Burton, dai cimiteri e dalle atmosfere cupe, attratto da mondi in cui la diversità poteva diventare protagonista. Stare per conto proprio era qualcosa di naturale, un modo di abitare il mondo secondo le mie regole. Con il tempo, dopo aver vissuto rapporti che mi hanno fatto male, la solitudine si è trasformata anche in una forma di protezione, uno spazio sicuro in cui rifugiarmi per evitare nuove ferite».
“ASOCIALE” prende forma proprio da qui: dal momento in cui le difese costruite negli anni si confrontano con la possibilità di un legame diverso. Quando si è abituati a relazioni tossiche, gli alti e bassi possono diventare una sorta di carburante emotivo, fino a confondere l’intensità con il dolore e l’instabilità con il sentimento. In questo equilibrio alterato, la tranquillità può apparire quasi innaturale: quando qualcuno si avvicina senza ferire, quando una relazione non costringe a stare continuamente in allerta, si può arrivare persino a chiedersi se manchi qualcosa. «È già da un po’ che non mi faccio male, mi devo abituare»: in questa frase si concentra il cuore emotivo del brano, la sorpresa di scoprire che anche stare bene può richiedere tempo e che la serenità, per chi ha conosciuto dinamiche dolorose, può essere una sensazione tutta da imparare.

Anche le parole diventano parte di questo percorso. «Te l’ho già detto o no che sono un asociale?» suona come un avvertimento, una dichiarazione d’identità rivolta a chi desidera entrare in un mondo fatto di stranezze, abitudini e difese difficili da abbandonare. Ma dietro quella distanza si nasconde un desiderio che trova la sua espressione più significativa in «Ma nel film della mia vita vorrei te come finale».
È qui che il racconto cambia prospettiva: la solitudine non viene rinnegata, ma smette di essere necessariamente un confine invalicabile. Si può amare il proprio spazio, essere abituati a camminare da soli e, allo stesso tempo, scegliere di condividere il proprio mondo con qualcuno.
Il singolo è stato anticipato nei giorni scorsi attraverso alcuni spoiler audio pubblicati sui social, accendendo l’attesa del pubblico, e da un nuovo format sul canale YouTube di Alessio, nel quale l’artista ha scelto di raccontare proprio la propria infanzia. Cosa succede quando, dietro la voce di un artista abituato a stare sotto i riflettori, si nasconde un bambino che ha faticato a trovare il proprio posto nel mondo? Da questa domanda prende forma un racconto che mette temporaneamente da parte il personaggio pubblico per lasciare spazio alla persona, ripercorrendo gli anni dell’infanzia e dell’adolescenza, il senso di estraneità, la difficoltà di riconoscersi nel mondo circostante e la sensazione di essere, a volte, fuori posto.

Non si tratta soltanto di una confessione personale, ma di un invito a riconoscersi in emozioni condivise: sentirsi diversi, non trovare subito il proprio spazio, imparare a proteggersi e scoprire, con il tempo, che aprirsi agli altri non significa necessariamente rinunciare a sé stessi. Attraverso la musica e il racconto diretto, Alessio trasforma esperienze intime in un’occasione di connessione, mostrando un lato meno conosciuto del proprio percorso.
Con “ASOCIALE”, Alessio Bernabei entra in una fase musicale più consapevole e personale, nella quale la scrittura diventa uno strumento per rileggere il passato e dare un nuovo significato alle proprie esperienze. Una ballad che parla di vulnerabilità, relazioni e seconde possibilità, ma soprattutto del coraggio di lasciare uno spiraglio aperto anche quando la solitudine è diventata casa. Perché si può essere asociali, amare il silenzio e continuare a desiderare qualcuno con cui immaginare il proprio finale.
“ASOCIALE” è scritta e prodotta dallo stesso Bernabei insieme a ROOM9.

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