Riceviamo e pubblichiamo
foto via Rosenfeld Gallery
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Dal 6 giugno al 5 luglio il MARV – Museo d’Arte Rubini Vesin – ospita l’esposizione a cura di Riccardo Freddo e Luca Baroni, in collaborazione con Rosenfeld Gallery, che abbina olfatto, tattoo e vista. L’artista trasforma fiori e piante in immagini, profumi e tracce, da vedere, toccare e annusare.
C’è un termine in coreano che attiva una percezione sensoriale complessa, capace di mettere in relazione due dimensioni apparentemente distanti, quella della risonanza intesa come eco e quella del profumo persistente: janhyang. È da qui che nasce “I fiori della memoria”, la mostra dell’artista coreana Bongsu Park, che arriva in Italia al MARV | Museo d’Arte Rubini Vesin Gradara (PU), nelle Marche, dal 6 giugno al 5 luglio, a cura di Riccardo Freddo e Luca Baroni, in collaborazione con Rosenfeld Gallery.
Una mostra che si fa esperienza sensoriale proprio a partire da janhyang, e che trova la propria origine nella natura stessa delle opere: un processo lento, organico, costruito nel tempo.


Il lavoro di Park nasce da un gesto primario — piantare — che si trasforma in una pratica artistica complessa e profondamente manuale. Le piante vengono raccolte, pressate sulla tela e lasciate per mesi a trasferire il proprio pigmento naturale, in un contatto prolungato che genera immagini non rappresentate ma letteralmente impresse. Una volta essiccate, le stesse materie vengono rielaborate, custodite in ceramiche realizzate dall’artista e successivamente distillate per estrarne il profumo. È un processo che attraversa stati e trasformazioni, in cui la materia si fa traccia, presenza e memoria, è un processo che trasforma la materia in arte.
È da questo percorso unico nel suo genere che nascono opere multisensoriali capaci di attivare simultaneamente olfatto, tatto e vista — profumo, materia e immagine — e che restituiscono la memoria come esperienza viva, instabile, condivisa. Non qualcosa da osservare e basta, ma qualcosa da percepire.
Da qui si sviluppa il percorso espositivo di “I fiori della memoria”, che arriva negli spazi del MARV di Gradara come un progressivo avvicinamento a questa dimensione percettiva.


Le prime sale presentano le opere più recenti, in particolare i lavori della serie Janhyang (2025), dove pittura, materia vegetale e composizione olfattiva convergono in un unico organismo sensibile. Qui, la memoria si manifesta come immagine e come traccia fisica, ma anche come esperienza latente che si attiva nel tempo della fruizione. In queste opere, il pubblico è spesso coinvolto direttamente, invitato a partecipare a rituali percettivi che trasformano l’esperienza individuale in un campo condiviso.
“I fiori della memoria non è una semplice esposizione di opere, ma un ambiente di trasformazione percettiva. Un invito a sostare nel tempo lento della materia, ad ascoltare ciò che rimane, a riconoscere come ogni memoria – anche la più intima – sia sempre già condivisa” spiega il curatore Riccardo Freddo.
L’ultima sala introduce invece una dimensione retrospettiva, dedicata alla visione delle performance dell’artista. Attraverso documentazioni video di lavori come Mirror (2024), Dream Wave (2020) e Internal Library – Memory (2017), emerge la continuità della ricerca di Park: dalla dimensione collettiva e sociale del sogno fino all’indagine più intima e multisensoriale della memoria.


“Le Marche sono una terra bellissima, ricca di odori, colori e natura. Nel Medioevo e nel Rinascimento questo territorio fu uno dei principali centri di produzione del guado, il pigmento vegetale utilizzato per ottenere sfumature verde-azzurre nei tessuti e nella carta. Riflettere oggi su questi temi e reinterpretarli attraverso l’opera contemporanea di Bongsu Park significa, per noi, valorizzare una tradizione che vive da secoli in queste terre”, afferma Luca Baroni, direttore del MARV e della Rete Museale Marche Nord.
La mostra si inserisce come evento di richiamo internazionale all’interno della rassegna Gradara Contemporanea, che nel 2026 giunge alla sua VI edizione e che da anni raccoglie, nel mese di giugno, nel borgo medievale di Gradara il meglio della produzione contemporanea nazionale e internazionale.
L’evento, curato dall’Associazione Gradara Contemporanea in collaborazione con il Museo MARV, la Rete Museale Marche Nord e Augeo Art Space, introduce da quest’anno due importanti novità: la parità di genere nella selezione degli artisti e la volontà di diventare un incubatore di nuove energie curatoriali under 25. Al progetto collaborano infatti quattro giovani curatori invitati: Elisabetta Lotti, Lucrezia Manucci, Chiara Tonti e Tommaso Vincenzi.


Bongsu Park (nata a Busan, Corea del Sud) vive e lavora a Londra. È un’artista multidisciplinare la cui pratica comprende performance, installazione, video, scultura, pittura e partecipazione del pubblico. Il suo lavoro esplora le dimensioni intangibili del sogno e della memoria, indagando come le esperienze interiori si riflettano sia a livello individuale che sociale. Dal 2017 sviluppa il Dream Project, ispirato alla cultura coreana dei sogni e alla tradizione dello scambio onirico, con progetti come Dream Ritual (2019, The Coronet Theatre, Londra), Dreamers’ Gathering e Dream Auction (2021, Seoul). La sua ricerca più recente, riunita nel Memory Project, si concentra sulla memoria come esperienza sensoriale e condivisa, attraverso opere come Internal Library – Memory (2017), Mirror (2024) e la serie Janhyang (2025), in cui elementi visivi, tattili e olfattivi si intrecciano. Ha esposto e performato a livello internazionale in istituzioni e contesti come Camden Arts Centre (Londra), FIAC (Parigi), European Cultural Centre (Venezia), LOOP Barcelona, Zona Maco (Città del Messico) e The Armory Show (New York). È stata sostenuta da importanti istituzioni come Arts Council Korea e Seoul Foundation for Arts and Culture. Le sue opere sono presenti in numerose collezioni private e pubbliche, tra cui una installazione permanente presso l’Imperial Hall di Londra.

















